India: uccisi dal sistema

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Dopo il record di 401mila di contagi al giorno toccato all’inizio della settimana, il subcontinente indiano vede diminuire i contagi per il quarto giorno consecutivo, soprattutto a Mumbai, epicentro della nuova ondata.

Resta comunque altissimo il numero complessivo di contagi, oltre 20 milioni con 222mila morti, cifre ampiamente sottostimate, secondo l’opinione di molti studiosi.

Gli ospedali sono al collasso e i malati vengono lasciati davanti alle strutture ospedaliere che non riescono ad accoglierli; mancano le bombole d’ossigeno e i pazienti muoiono asfissiati a migliaia, le salme si accumulano e pire improvvisate vengono accese ovunque per bruciare i corpi dei defunti.

Diversi Stati cercano di frenare la diffusione della pandemia con restrizioni ma il governo centrale ultrainduista, guidato dal premier Narendra Modi, è restio ad imporre un lockdown nazionale.

Oltre a non avere nessuna intenzione di distribuire gli aiuti internazionali di emergenza arrivati da 14 Paesi e depositati a New Dehli, impone la censura sulla crisi pandemica che sta flagellando l’India, proibendo ai media di dare la notizia al riguardo.

L’amministratore dello Stato più popoloso, l’Uttar Paradesh, accusa gli ospedali di diffondere notizie false, attraverso le reti sociali, sulla carenza di ossigeno; contemporaneamente il Ministro della tecnologia e dell’informazione chiedeva a diverse piattaforme social, come Twitter, Facebook e Instagram di rimuovere e oscurare centinaia di post critici nei confronti del governo.

A causa di ciò si sono moltiplicati gli interventi dei giudici, soprattutto della Corte Suprema, che evidenziano la responsabilità del governo per la insostenibile situazione pandemica che ha messo in ginocchio il Paese. I giudici hanno stabilito che né il governo né i singoli Stati possono intervenire per mettere a tacere chi esprime critiche sui social media, a causa della pandemia.

La Corte si è pronunciata contro la politica irresponsabile del governo sui prezzi dei vaccini. Dal primo maggio è entrato in vigore un nuovo sistema che demanda ai singoli Stati l’acquisto delle dosi dai produttori indiani, per la fascia di popolazione tra i 18 e i 45 anni, ma lascia le aziende libere di applicare un prezzo diverso rispetto a quello prefissato di 150 rupie per dose (circa 2 dollari) praticato fino ad ora dal governo centrale.

Il Serum Institute, il maggior produttore indiano del vaccino AstraZeneca, ha già detto che venderà le dosi a 300 rupie per i giovani locali e a 600 rupie per gli ospedali privati. La disputa sul prezzo delle dosi alle cliniche private ha portato il multimiliardario Re dei vaccini, Adar Poonawalla, a fuggire a Londra con il suo jet privato, dopo aver ricevuto minacce di morte.

Sotto accusa è l’arrogante politica condotta da Modi, il quale, nonostante la curva ascendente dei contagi non ha attuato nessun programma di prevenzione ed ha permesso una lunga campagna elettorale con comizi oceanici, congratulandosi per le folle radunate. Ha permesso a milioni di persone di celebrare la festa religiosa Indù con immersione di massa nel Gange.

A causa di questa condotta irresponsabile i risultati delle elezioni dei parlamentari locali evidenziano la sconfitta della destra nazionalista di Modi, BJP (Baharatiya Janata Party) in tre Stati su cinque. E probabilmente anche le elezioni generali del 2024 riserveranno grosse conseguenze politiche al premier.

Diversi Stati hanno dovuto rimandare la campagna vaccinale, fissata per il primo maggio, a causa della mancanza di vaccini; l’India ha preferito venderli all’estero riducendone l’uso in patria e determinando così la catastrofe sanitaria del Paese.

Ma il fallimento vaccinale non è che un aspetto della drammatica situazione in cui versa il subcontinente; fino ad oggi solo circa il 10% di 1,4 miliardi di persone è stato vaccinato, in un Paese dove la spesa per la sanità è tra le più basse al mondo. In 15 anni si è investito solo 1,26% del Pil.

In India non si muore solo a causa del Covid e della sua temibile variante, in migliaia muoiono per la mancanza di infrastrutture sanitarie di base. A uccidere questa povera gente non è la pandemia, ma l’apatia del sistema.

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