Insetti a tavola

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Gli insetti in tavola? Per la commissione europea è sì. Mentre da noi in Svizzera la commercializzazione di bestiame munito di sei piedi e oltre è già realtà dal 2017. (leggi qui sotto)

Come in una corposa indigesta tragedia in tre atti, ecco l’epilogo finale recitato dalla Commissione Europea, travestita da improbabile commensale con un gran parruccone dove cervi volanti e millepiedi brulicano, rendendo inquietante il copione che elargisce ferro, magnesio e una sarabanda di vitamine: gli spettatori osservano, con la salivazione ai minimi termini. E il messaggio culturale del “novel food” strappa alla fine un certo numero di applausi e di tiepidi consensi  pure accompagnati da qualche provvidenziale “buuu” dal loggione, dove lievita ancora un certo popolare confidente lezzo di mortadella e di pescetti fritti.

Ora il consumo di insetti è stato approvato in via definitiva, con un istituzionale capitolato di articoli e di commi, e le nuove disposizioni inneggiano retoricamente al “contributo positivo all’ambiente e alla salute” citando con salamelecchi il nobile ingrediente rappresentato dal  “tenebrione mugnaio”, una gran bel tenebroso da macina innovativa, circondato da altri undici protagonisti che dai prossimi mesi potremo gustare interi al ristorante, schioccando la lingua compiaciuti per quel sapore che evoca i gamberetti  destinati ormai ad accelerare solo all’indietro nell’allontanamento fatale dai deschi.

E se al mattino, prima della doverosa strofinata ai denti, avremo la buona sorte di inzuppare biscotti di cavallette e dolcetti ai vermi e al cioccolato bianco, questo prodigioso miracolo lo dovremo alla politica del basso impatto ambientale che apporterà un grande beneficio all’equilibrio complessivo dell’ecosistema. 

Tutto sacrosanto, ci mancherebbe.

La coscienza di gruppo, la maturità sociale, il perseguimento della salvezza collettiva e della sostenibilità dell’ambiente sono faccende fondamentali poiché la crescente richiesta globale di alimenti destinati alla produzione di mangimi da propinare agli animali incalza implacabile saccheggiando, giorno dopo giorno, il forziere delle materie prime.

Il consumatore europeo dovrà obbligatoriamente reinventarsi, obtorto collo e contrariato colon, a ingollare proteine non più da abominevoli bisteccone, laide braciole e ambigue salamelle convertendosi alla nuova e salvifica via degli insetti.

Al diavolo l’eventuale tema del disgusto, recitano i pertinaci paladini della rivoluzionaria masticazione: un ricercatore dell’ Università di Wageningen, Marcel Dicke, ha diligentemente calcolato che ogni anno ognuno di noi ingurgita già inconsapevolmente un abbondante mezzo chilo di insetti vari, mescolati in farine, zuppe, marmellate, cacao e caffè.

Davvero acuta l’osservazione di una esperta del settore, la dottoressa Costanza Jucker “Per il consumo di insetti  bisogna superare un tabù culturale”.

Cavolo, non ci avevo proprio pensato, peccando di smaccata ottusità e di una totale incapacità di elucubrazione nel campo alimentare: ecco perché l’entomofagia ( sperando che non sia stretta gemella della aerofagia) diventerà una prassi che invaderà i nostri piatti, sorprendendoci rincretiniti ma nel contempo civicamente irretiti.

E già mi vedo al lume di candela con questa vaticinante dottoressa Jucker, punta di diamante del Dipartimento di Scienze per gli Alimenti, la Nutrizione e l’ambiente dell’Università degli Studi di Milano.

Una romantica occhiatina al menu, il dito indice che scorre alla disperata ricerca della normalità perduta, occhioni languidi che si incrociano nel presentimento di una tarantola in pastella.

A seguire, ma con calma per l’amor del cielo, un bel risotto alle blatte: il riso rigorosamente al dente, lo scarafaggio croccante e consistente.

E poi via , rapiti nel vortice dei godimenti, a tuffarsi in una grigliata di grilli, alternati a peperoni e pomodori : Rosolati alla perfezione aggiungendo con disinvolta competenza “Una sinfonia. Molto meglio di quelli che avevo assaggiato all’autogrill”.

Per chiudere, due belle fettone di locuste al marzapane: una delizia paradisiaca, e poi pare che siano anche smodatamente afrodisiache.

Qualche velata allusione, un rimescolio clownesco di mimica facciale, qualche gesto buttato lì , un tossicchiare modulato con operistica impostazione.

“Volendo, potremmo fare un salto a casa mia. Avrei una grappa di maggiolini da farle assaggiare…”

” Ma lo sa che i maggiolini sono fonte di ferro e di magnesio?”

Fingo di saperlo, giusto per garantirmi la preda mentre controllo il conto: ammazzete, quell’assaggio di formiche tostate costa un occhio della testa.

D’altro canto vengono dai Paesi caraibici queste fascinose “hormigas culonas”.

Tutto il resto è mancia.

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