Israele la più detestata

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L’intensificarsi e l’escalation della violenza israeliana nei confronti della popolazione palestinese ha negli ultimi giorni causato diversi attacchi di ritorsione da parte di Hamas, resi largamente inefficaci dal sistema di sicurezza antimissilistico “iron dome” e a cui gli israeliani hanno risposto con attacchi aerei che hanno finora causato oltre 100 vittime civili nella striscia di Gaza.

Gli ultimissimi sviluppi sono tuttavia ancora più preoccupanti. molte tra le fonti maggiori avevano segnalato l’inizio di operazioni terrestri da parte dell’IDF, le forze di “difesa” israeliane, operazioni però subito dopo smentite. È anche vero che Israele tentenna, sapendo che delle operazioni terrestri sono pericolose per più fattori, primo gli occhi del mondo sarebbero fissati su Israele, secondo, un’operazione del genere rischia di provocare molti più morti israeliani, con ciò che ne consegue.

Questi sviluppi rischiano di far precipitare catastroficamente la situazione in tutta la regione. Le milizie di Hezbollah hanno dichiarato l’allerta generale in seguito a un massiccio dispiegamento di forze israeliane al confine con il Libano, e il ministro degli esteri iraniano Saeed Khatibzadeh ha espresso solidarietà con il popolo palestinese per poi chiamare il mondo islamico a sollevarsi contro Israele. 

Sollevazione che sta già avvenendo all’interno dei confini israeliani, dove i continui scontri tra folle arabe e ebree si stanno intensificando per scala e violenza. NY Times riporta che la leadership israeliana sarebbe preoccupata per un’imminente guerra civile (traducendo dal linguaggio filoebraico dei giornali americani, un’insurrezione). 7000 riservisti sono stati richiamati e le licenze per le unità di combattimento sono state cancellate. 

I leader palestinesi hanno però una versione diversa dei fatti. Le proteste da parte palestinese sono state largamente scatenate dalla violenza istituzionale dello stato israeliano, che negli ultimi mesi ha condotto sfratti forzati, furto di terra e violenze varie a ritmi decisamente aumentati (arrivando persino a sparare lacrimogeni in una moschea). Il parlare di “guerra civile” non sarebbe che una distrazione da parte del governo, con lo scopo di giustificare lo schieramento di soldati e forze di polizia militarizzate in zone etnicamente miste. Viene anche sottolineato che la maggior parte delle proteste da parte israeliana sono reazionarie e largamente composte dalla destra più che contenta di schierarsi con soldati e poliziotti (ricorda per caso quanto successo durante le proteste Black Lives Matter negli stati uniti?).

Prevedere come si evolverà la situazione è molto difficile, ma i dati che abbiamo non dipingono un quadro molto roseo. Se Israele dovesse procedere nella sua campagna, è più che possibile che gruppi militanti esteri (in Libano, Siria, Giordania, Iraq, Yemen) possano recarsi a combattere nella regione, magari sotto la guida di personale Iraniano come successo più volte in passato (Qassem Soleimani, il generale iraniano assassinato da Trump, aveva combattuto con Hezbollah contro Israele durante l’invasione del Libano nel 2006). Israele si vede anche confrontato con un fronte interno che sembra pronto a esplodere, con la pazienza della popolazione palestinese che sembra aver raggiunto il limite critico dopo, dopo il quale si inizia a pensare di non avere più nulla da perdere. Tuttavia, è anche difficile credere che Israele abbia inscenato un tal numero di provocazioni e attacchi soltanto per fermarsi a Gaza.

Israele gode ancora del sostegno di quel gruppetto di nazioni occidentali che sui giornali sono sempre chiamate “la comunità internazionale”, ma anche questo sostegno sembra vacillare. Non perché sia cessata l’influenza del complesso militare industriale o siano magicamente spariti gli interessi geopolitici nella regione, ma perché sta diventando palese a tutti la discrepanza tra le posizioni ufficiali dei governi e quelle della popolazione. Alla luce dei fatti, una maggioranza della popolazione mondiale è critica nei confronti di Israele. I vari crimini commessi dallo stato ebraico e la sua natura di etnostato simile all’apartheid sudafricana non passano inosservati. in un sondaggio mondiale condotto da BBC, Israele è risultata la quarta nazione più detestata al mondo dopo Corea del Nord, Pakistan e Iran.

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