La comica coreana e il sesso molesto

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Robe da non credere e quando sei costretto a prenderne atto, robe da matti, da teatro dell’assurdo, da fatto surreale impossibile e paradossale, da stravaganza che genera crampi alla panza.

L’episodio è successo nella civile Corea del Sud  ed ha avuto come protagonista Park Na-rae, una creativa e vivace comica accusata di molestie sessuali per avere improvvisato un’innocua e innocente gag con un bambolotto di plastica, invischiandosi nell’idiota plateale indignazione di un Paese conservatore e talmente privo di senso dell’umorismo da spingere perfino qualche spirito eletto a chiedere asilo politico alla confinante Corea del Nord. (guarda il video)

Da qualche settimana l’affermata comica di 35 anni, assai popolare per i suoi show su You Tube e Netflix, sta vivendo una vicenda da incubo che dovrebbe invece rasentare la leggerezza di una storiella raccontata al bar, davanti a un bicchierone di coca cola con molto ghiaccio:  qualche migliaio di spettatori uomini ha vissuto un tracollo etico e morale durante una scenetta del  gettonatissimo spettacolo  “Hey Na -rae” , quando l’effervescente Park Na-rae ha maliziosamente scherzato con un bambolotto piegandogli un braccio per infilarlo fra le gambe , iniziando ad ammiccare e a evocare veniali allusioni al ” peperone nei pantaloni”.

Pur risultando il pupazzo totalmente consenziente, si è immediatamente sollevato un concitato vespaio di accuse codine nei confronti della attrice, accusata di imperdonabili “molestie sessuali”.

La somara e impagliata protesta è stata dirottata addirittura verso gli uffici della polizia di Seul e “lo scandalo del bambolotto molestato” ha riempito le pagine dei giornali e intasato i siti web con una tale veemenza da omologare il caso come un evento di rilevante gravità, assolutamente meritevole di essere sottoposto alla valutazione dei giudici che dovranno ora decidere se la scellerata Park Na- rae, responsabile di simulazione di pisello improprio, abbia violato una legge che vieta la distribuzione di materiale osceno.

Questo reato non si può configurare come una burletta da fava improvvisata poiché contempla la pena sino a un anno di carcere o, bene che vada, una multa di 10 milioni di won , grosso modo paragonabile alla cifra di 8000 franchi svizzeri.

Rabbrividisco pensando alla mia perversa attitudine adolescenziale ad abbozzare falli ingombranti, manipolando tranquilli fantocci di pezza che conquistavano rispettabile virilità deviando gli arti superiori nei paraggi della patta che si gonfiava a dismisura, giusta giusta per imbarazzare una mia pia amica che si ravvedeva, una volta tornata a casa, leggendo i giornalini di Maria Goretti.

Ma intanto ritorno a bomba sull’inverosimile notizia coreana che, tanto per cambiare, mette le donne nel mirino: e le argomentazioni si sprecano mentre sorge il legittimo interrogativo sulla disparità del doppio standard dei comportamenti, considerando che un analogo trattamento non sarebbe certo stato riservato a uomini o omuncoli del mondo dello spettacolo abituati a macinare esplicitamente accenni e riferimenti sessuali senza sollevare un quarto d’ombra di disapprovazione.

La diatriba sta divampando sui social ed è ormai diventato virale il sospetto che il bambolotto dal peperone sbucato come d’incanto possieda molta più materia grigia rispetto alle centurie di rincoglioniti benpensanti approdati alla deriva del buonsenso.

Negli ultimi anni, la Corea del sud è stata travolta da pruriginosi e imbarazzanti azioni vergognose, dalle telecamere nascoste negli spogliatoi e nei bagni pubblici per spiare vigliaccamente le donne al traffico pornografico di bambini organizzato sulle chat Telegram.

E se la simpatica Park Na-rae ha usato una bambolotto per un candido  scherzo, alle torme di maschi indiziati di malafede perbenista , borghese e omofoba non resta che graffettarsi nelle braghe le arzille anguillette da allevamento, stemperando la triste fama di millantatori seriali di conquiste sessuali galoppate sull’ endemico canovaccio delle molestie.

E che la smettano, una volta per tutte, di imputare molestie sessuali a chi con intelligenza e gioiosità di spirito sa modellare con il gusto dell’arte e del mansueto magnetismo. 

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