La pelle del povero Arthur

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Arthur, per la Romania era ormai diventato una specie di mascotte. Lo era diventato per le sue dimensioni, considerato l’orso più grande Paese e uno dei più imponenti di tutta Europa. Eppure è stato ucciso qualche settimana fa, è stato freddato sebbene non fosse solito avvicinarsi ai centri abitati né tanto meno aveva mai fatto del male a qualcuno. Già. E allora perché abbatterlo? È questa la domanda che si stanno facendo in molti e non solo in Romania. Perché?

Per sport. Sempre che nella caccia ci sia davvero un briciolo di sportività. Purtroppo è stato ucciso per via di quella stessa imbecillità umana che qualche settimana aveva portato il governo dello Zimbabwe a riaprire la caccia agli elefanti concedendo l’uccisione di cinquecento pachidermi (leggi qui). Riguardo ad Arthur, ad alimentare la rabbia, c’è poi il fatto che a premere il grilletto non sarebbe stato un Pinco Pallino qualsiasi. No. Sul banco degli imputati c’è finito il principe Emanuel del Liechtenstein.

Il principe, sborsando settemila euro, aveva ottenuto una deroga al divieto di caccia, un’eccezione concessagli per “liberare” da un femmina di orso gli abitanti di una cittadina da qualche tempo in conflitto con l’animale. Il nobile ne avrebbe così approfittato portarsi a casa il suo bel trofeo.  Perché vuoi mettere la bellezza di un animale morto e imbalsamato? Chi di noi, ammettiamolo, non ha mai sognato di averne uno in salotto, magari accanto a un mega-televisore al plasma grande quanto il plantigrado? 

Peccato che il bersaglio si sia rivelato ben presto quello sbagliato, dato che l’orso ucciso non era femmina, aveva diciassette anni e, probabilmente conscio della pericolosità dell’uomo, se ne stata ben nascosto nella foresta. Il presunto errore ha sollevato non pochi dubbi ed è la ragione per cui il gruppo ambientalista rumeno Agent Green, ha subito chiesto lumi alle autorità, visto che per confondere Arthur, considerato il re dei Carpazi e simbolo dei seimila plantigradi che popolano i boschi della Romania, con un orsa, ce ne vuole.

Impossibile confondere una femmina di orso, che entra a far danni in un villaggio, con il maschio più grande in circolazione, che viveva nelle profondità della foresta – afferma convinto Gabriel Paun, presidente di Agent Green – Il principe non è venuto per risolvere il problema della gente del posto ma per portarsi a casa il trofeo più grosso.” Proprio così perché, la caccia ai trofei, continua a esser praticata malgrado l’orso bruno sia una specie tutelata a livello europeo.

Anche Ann-Kathrin Freude coordinatrice di un’ONG ambientalista austriaca, in merito alla questione, non ha dubbi. Quella del principe del Liechtenstein è stata una scelta deliberata, soprattutto perché un maschio come Arthur vale oltre 592 punti su di un massimo di 600, tanto vale nella classica a punti del vile e macabro campionato di trofei di caccia. Se davvero così fosse, l’impresa del principe sarebbe quantomeno ignobile e, di sicuro, per nulla regale. Senza contare poi l’inganno, la gran balla escogitata per arrivare a tanto.

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