Le guerre per l’acqua stanno arrivando

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“Guerre per l’acqua” è una di quelle espressioni che hanno perso un po’ senso. Come quando si parla di qualche guerra in Medio Oriente e si dice “è tutto per il petrolio”. È diventato un modo per dare rapidamente l’idea di essere qualcuno che sa come gira il mondo. 

Una cosa ripetuta con così poco rispetto e pensiero che sembra essere un problema che nessuno prende davvero sul serio. Eppure le guerre combattute per l’acqua come risorsa non sono solo vicine, sono imminenti. Secondo un rapporto ONU, entro il 2025, 1.8 miliardi di persone vivranno in condizioni di estrema carenza idrica. Due terzi del mondo vivranno in costante situazione di scarsità.

Città come Cape Town in Sudafrica e Città del Messico sono state inizialmente costruite nell’immediata prossimità di bacini idrici. Bacini che sono stati distrutti dall’espansione urbana, lasciando entrambe le città in un critico stato di crisi idrica che non farà che peggiorare. Stati americani come l’Arizona, che fanno affidamento al fiume Colorado (la cui profondità è ormai ai minimi storici) per il loro approvvigionamento idrico, non stanno più pensando a risolvere il problema: si stanno preparando al fatidico giorno zero. Questi sono solo pochi esempi di un fenomeno che sta colpendo innumerevoli località in tutto il mondo.

C’è poco da dire. Gli esseri umani possono sopravvivere senza petrolio, ma non possono farlo senza acqua. Anche a costo di scrivere l’ovvio, ci tengo a dirlo chiaramente. Non migliaia, non milioni, ma miliardi di persone non avranno a disposizione la sostanza che compone il 60% del nostro corpo. Quando le riserve non bastano, si combatte per accaparrarsi ciò che rimane. 

Questa non è speculazione, sta già accadendo. La Gran Diga del Rinascimento, costruita dall’Etiopia sul Nilo, limita seriamente l’ammontare di acqua diretto verso l’Egitto, causando tensioni tali da spingere il governo etiope a installare batterie antiaeree sulla diga stessa. In regioni come il Sudamerica e l’Africa si contano ad oggi oltre 30 conflitti legati all’approvvigionamento idrico. Scontri di piccola scala, ma non per questo di poco conto.

E quando la situazione diventerà davvero critica anche per noi occidentali, nulla ci impedirà di usare la forza per sottrarre a paesi inermi le loro riserve d’acqua. Cosa succederà quando gli Stati Uniti interverranno in un paese dove si sta già combattendo, per “ristabilire pace e democrazia” e prendersi l’acqua nel frattempo? Cosa succederà quando le multinazionali inizieranno a rovesciare governi per agguantare i diritti acquiferi anziché petroliferi?

Salvo cambiamenti profondamente radicali (non roba da legge sul Co2 per intenderci), nel prossimo decennio vedremo intere nazioni assiderate con la violenza per poter permettere a noi di continuare a mangiare carne e andare in piscina. E verosimilmente continueremo a credere che in realtà il petrolio – scusate, l’acqua – non c’entri niente, che tanto quello era un dittatore, che in realtà l’acqua c’è perché da noi i rubinetti funzionano ancora. Ripeto, questo processo è già in moto. Chiunque, adesso, può andare su un qualsiasi sito borsistico e vedere come ci sia già gente che fa scommesse sul futuro della risorsa più importante sulla Terra. 

Per secoli abbiamo saccheggiato il sud globale per ogni tipo di risorsa. Vedremo una quantità di sofferenza inimmaginabile quando la risorsa che saccheggeremo diventerà l’acqua. E quando finirà anche per noi, ci guarderemo allo specchio pensando a come tutto questo sia potuto accadere. 

Se solo lo avessimo saputo in anticipo.

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