Luana nel giardino di stelle

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“È inconcepibile continuare a morire sul lavoro. È ancor più inaccettabile la morte di lavoratori giovanissimi, oggi di una giovanissima madre”. A pochi giorni dal primo maggio, la festa dei lavoratori, questo è il comunicato congiunto dei sindacati Cgil, Cisl e Uil e Filctem, Femca Uiltec. Dietro quelle righe di cordoglio, si cela Luana D’Orazio, 22 anni, madre e operaia tessile a Prato.

Luana è stata stritolata da una macchina per orditoio. Quelle industriali sono macchine in acciaio e lamiera che pesano quintali con dei rulli che convogliano i fili. Per assurdo, al giorno d’oggi, macchinari a rulli così, come peraltro le rotative da tipografia, hanno dei sistemi di sicurezza all’avanguardia. Come sia possibile sia successo un orrore del genere è ora al vaglio degli inquirenti di Prato, nella fabbrica di oste di Montemurlo dove è avvenuto l’incidente.

Ovviamente i colleghi sono sconvolti. Luana è stata agganciata dal rullo ed è stata inghiottita dal macchinario. Potremmo parlare delle troppe morti sul lavoro, una statistica che, come dicono i sindacati anche da noi, conta sempre un morto di troppo anche se fosse uno solo.

Ma non è uno solo. I morti sul lavoro in Svizzera sono circa 100 all’anno. In Italia nell’ultimo anno sono morte quasi due persone al giorno, con un incremento del’11% nell’ultimo trimestre. Un esercito silenzioso di fantasmi, che a volte pagano la loro negligenza, troppo spesso quella della mancanza di norme di sicurezza. E se si pensa che il Ticino esca illeso da queste statistiche bisogna ricredersi. Solo a fine 2020, un’interrogazione parlamentare di Fabrizio Sirica poneva l’accento sui morti di lavoro (leggi qui sotto).


Ed è triste e angoscioso, pensare a questa minuta biondina di 22 anni dagli occhi scuri e dal sorriso timido, che oggi rappresenta con la sua struggente giovinezza questo esercito. Luana, proprio perché giovane e mamma, finisce per suscitare in noi quella giusta ansia e indignazione che dovrebbe colpirci per ogni morto di lavoro, perché è ingiusto morire di lavoro ancora nel 2021. 

Scrive David Sassoli, presidente del parlamento europeo:

“Luana lascia così un bimbo piccolo, che non la rivedrà. 

E un mondo in cui spesso, troppo spesso, la sicurezza sul lavoro viene considerata solo un costo mentre è invece un diritto essenziale, basilare. 

Una cosa che fa la differenza, semplicemente, brutalmente, tra la vita e la morte.”

E anche il toscanissimo Pieraccioni, conterraneo di Luana, esprime il suo cordoglio sui social:

“L’ho avuta come comparsa in un mio film, Se son rose, nella scena di una festa.

Il ricordo di quella scena di una festa spensierata di ventenni aggiunge ancora più dolore. Perché la vita a vent’anni dovrebbe essere e continuare così, come una festa. È una notizia terribile, vista la sua età e la modalità dell’incidente. Lascia un bambino di cinque anni, non ci sono parole. Per quanto possa servire, mando un abbraccio fortissimo alla sua famiglia”

Ma è la madre di Luana, Emma Marrazzo, a regalarci una perla di bellezza, di quelle che sembrano lacrime trasparenti e che fanno tanto male al cuore:

“…A nostro nipote diremo che sua mamma è andata a completare il giardino delle belle stelle brillanti”

Mamma è finita nel giardino di stelle brillanti, in una mattina del 2021, in uno stabilimento tessile, ha trovato la strada che per direttissima l’ha portata in quel limbo. Oggi morire di lavoro è ingiusto, ci fa male, ci fa soffrire. Lo scordiamo ogni volta e sono centinaia, migliaia. C’è l’errore umano, certo, ma non bisogna mai abbassare la guardia, aumentare la sicurezza, evitare le trappole di una società industriale affamata di fatica. Perché è vero e l’ha cantato pure Caparezza, nel suo album “cose che non capisco”: 

“E i funerali di stato a che servono?

I militari in missione chi servono?

E i caduti sul lavoro? Per loro nemmeno un cero con il santo patrono,

ma sii serio..”

Il santo patrono dei morti sul lavoro siamo noi, con la nostra attenzione, con al nostra frustrazione. Siamo noi, quelli che chiedono sicurezza, che appoggiano le lotte sindacali, che rifiutano di impiegare persone senza sufficienti garanzie di incolumità. Vale in Italia, vale in Svizzera, perché come sappiamo, i morti non hanno colore, e mai una frase è stata più vera. L’unico colore che conta è quello del sangue.

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