Lukashenko: meglio volare basso

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Costringere un aereo civile a cambiare rotta con l’uso della forza è oggettivamente dirottarlo. Non importa se nella cabina non abbiamo dei pazzi che gridano Allahu akbar, sempre di dirottamento si tratta.

È quello che ha fatto Alexander Lukashenko, definito “l’ultimo dittatore d’Europa”, leader incontrastato in Bielorussia. Un aereo della compagnia irlandese Ryanar, partito dalla Grecia e diretto in Lituania, è stato costretto con la scusa di una bomba a bordo, a cambiare rotta su Minsk. 

Un escamotage per poter catturare Roman Protasevich, 26 anni, giornalista e attivista politico contrario al regime di Lukashenko.

Quella di sbattere dentro gli oppositori in queste democrazie-farsa dell’est, sta diventando una simpatica abitudine, come a gennaio nel caso di Aleksej Naval’nyj nella Russia di Putin, un altro paese dove la democrazia rifulge come una fiaccola ardente.

Di Lukashenko avevamo parlato abbondantemente anche nel recente passato. Descrivendo un autocrate che definiva i manifestanti anti regime come criminali, arrestandone a migliaia. Nel settembre del 2020, il regime faceva anche rapire e incarcerare, tra gli altri Maria Kolesnikova, portavoce del candidato all’opposizione Viktor Babariko. (leggi qui sotto)


Famosa anche la “nonna coraggio” così soprannominata Nina Bahinskaya, 73 anni, divenuta simbolo delle proteste contro l’”elezione” molto discussa di Lukashenko (leggi qui sotto).


Il dirottamento ha fatto saltare per aria l’Europa come un gatto a cui si fa esplodere accanto un palloncino mentre dorme, anche perché è un precedente molto pericoloso.

Dirottare un aereo civile, di una compagnia europea, per propri fini politici è la cosa che più si avvicina a un atto bellico. 

Ovvio che non scoppierà una guerra, ma la reazione europea è oggettivamente e anche giustamente immediata e forte: sospensione di tutti i voli da e per la Bielorussia e chiusura dello spazio aereo bielorusso.


A difendere Lukashenko, solo Vladimir Putin. Dimenticati per opportunità politica i dissidi del passato, già durante le proteste dell’agosto scorso Putin si era avvicinato al leader Bielorusso, ritenendolo il male minore all’alternativa di una Bielorussia filo-europea. Per Putin, oggi, giustificare Lukashenko significa anche vidimare le proprie politiche repressive nei confronti di oppositori che hanno sempre più vita dura in entrambi i paesi. 

L’Europa invece, come dicevamo, è stata perentoria, col blocco immediato dell’aviazione e conclude senza tentennamenti il suo comunicato in merito ai fatti:

“Il Consiglio europeo chiede il rilascio immediato di Protasevich e Sapega (la fidanzata di Protasevich NdR) e che sia garantita loro la libertà di movimento; invita l’Organizzazione per l’aviazione civile internazionale a indagare con urgenza su questo incidente senza precedenti e inaccettabile”.

Il blocco coinvolgerebbe quasi 2000 aerei che ogni settimana attraversano lo spazio aereo Bielorusso e una ventina di voli giornalieri operati dalla Bielorussa “Bielavia” da o verso la UE.

Tutte le cancellerie europee, compresa la Svizzera, si sono unite nel condannare sdegnosamente il gesto.

“La Ue valuterà le conseguenze di questa azione, compresa l’adozione di misure contro i responsabili, per condannare il passo inammissibile delle autorità bielorusse e l’atto coercitivo con cui le autorità bielorusse hanno messo a repentaglio la sicurezza dei passeggeri e dell’equipaggio, un altro palese tentativo di mettere a tacere tutte le voci dell’opposizione”.

Ha dichiarato l’Alto rappresentante della Ue per la politica estera, Josep Borrell. Anche la presidente della commissione europea Ursula Von der Lyen gli ha fatto eco: “il pacchetto economico da 3 miliardi di investimenti pronto ad andare dalla Ue in Bielorussia resta congelato finché la Bielorussia non diventerà democratica”.

Una perentorietà di intenti che ci piacerebbe vedere anche nei confronti di paesi come la Polonia e l’Ungheria, che troppo spesso piegano la democrazia ai loro biechi interessi politici ed elettorali.

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