Mottarone, i morti restano morti

Pubblicità

Di

Le grandi tragedie portano code lunghe come quelle delle comete e proprio come saette dal cielo precipitano dentro le nostre coscienze scosse, lasciando crateri di dolore, di incredulità e di rimpianto che non si dissolvono. 

Il tutto si tramuta presto in rancorosi desideri di rappresaglie, in ruvide pretese di giustizia: tutto molto umano, quasi coreografico ma con tantissime appendici fatte di cose che ormai contano poco o nulla poiché l’unica certificazione è quella dei morti, che hanno sempre torto. E intanto il caso, nel suo contesto criminale, se la ride di brutto, consapevole del suo spietato dominio sulle vicende della vita, così scorticate e lacerate.

Mentre il piccolo Eitan, se la gioca con la sua prognosi riservata, inconsapevole unico sopravvissuto della strage della funivia del Mottarone, forse percependo nel coma farmacologico la stretta caldissima e possente di suo papà, che in un abbraccio esasperato e disperato ha tentato di salvarlo, ecco spuntare il video del tradimento con i suoi 14 secondi di terrore, a trafiggere le emozioni attraverso le sequenze degli ultimissimi istanti del disastro.

Investigatori, tecnici e inquirenti stanno visionando il filmato che è la diretta testimonianza dell’inferno infilatosi dentro una quieta domenica di maggio, dove ogni logica si è capovolta e dove la normalità si è annodata a doppio nodo facendo capestro.

La Procura di Verbania ha sequestrato lo spezzone ripreso dalle telecamere di sorveglianza che narrano gli attimi dove tutto cambia.

Al quotidiano La Stampa un agente ha raccontato, con ricchezza di dettagli certo annichilenti, le impressioni ricavate dallo stralcio della ripresa: 

“La cabina ormai era arrivata. Mancavano tre metri alla stazione di monte, al massimo quattro. Pochi istanti e avrebbe raggiunto la vetta”.

Tre o quattro metri sono pochi passi da una meta, una sparuta serie di falcate per poter dire “Sono arrivato”: ma la determinazione del destino, quella stravagante entità superiore ed enigmatica che coordina gli accadimenti dell’umanità, diventa a volte la codarda diserzione della buona sorte, quando occupa la ineluttabile casella della morte.

Le parole diventano poi macigni, ordigni venuti dal male senza criterio: 

“C’è un attimo preciso in cui la cabina rallenta e si avvicina, mettendosi in asse: è in quel momento che ho visto sorridere i viaggiatori. Quei poveri ragazzi, le famiglie. Si vedono le loro facce: è questa la cosa più difficile da reggere. Erano in cima e sembravano felici”.

Erano in cima e sembravano felici, qualche secondo prima di dissolversi, di scomporsi in materia asimmetrica, di diventare artifici di sagome non più viventi, fantocci monchi e mutilati nello storpio teatrino di una scatola volante disintegrata, macinata dall’impatto e dal rotolio fra i tronchi, squarciata dal tonfo sordo e cupo dello schianto.

Ma anticipando la metrica della scomposizione e della deformazione, hanno trovato il tempo di aprirsi in un sorriso, lasciandolo come testamento a chi resta, tormentandosi con troppi perché.

Non c’è stato il minimo accenno di frenata e la cabina è slittata a valle senza che il sistema di emergenza sia entrato in funzione.

L’abitacolo scivola all’indietro,  ancora appeso alla fune come un dente senza più radici, e poi accelera, giù sempre più velocemente, sempre più forte, per 400 metri fino a impattare al suolo a una velocità di 120 chilometri all’ora. Sfiorando un pilone pare un feto avvinghiato a un ventre materno, poi si infossa rullando nella rotondità di un avvallamento che funge quasi da trampolino e che imprime una nuova energia di serpeggiamenti da sfascio letale.

Le indagini chiariranno molti aspetti e intanto l’operatore che ha compiuto un gesto “materialmente consapevole” , bloccando con un forchettone  quel freno d’emergenza che rischiava di compromettere i molteplici fruttuosi saliscendi della funivia, fa sapere dal carcere di sentirsi “molto provato”.

Intanto il legale di Gabriele Tadini, il responsabile del funzionamento della  Funivia del Mottarone, assicura che il su assistito “È sereno e cerca conforto nella fede”.

E da cattolico fervente pare abbia risposto a tutte le domande.

In quanto ai troppi morti, che fossero credenti ferventi o miscredenti impenitenti, non è che la differenza presenti alla fine  la rivelazione di un conto accettabile e omologabile.

I morti sono e restano semplicemente morti.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!