Napoli, linciato con accuse false

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Il popolo dei dementi linciatori vince ancora. Vince dopo secoli di stupidità, dopo millenni di bestialità. A Napoli, un uomo linciato con l’accusa di pedofilia è finito in ospedale.

Alla base dell’accusa il nulla costruito su fatti reali. Ma andiamo con ordine: venerdì tre bambini di Scampia vengono portati all’ospedale Santobono di Napoli. Il sospetto è di maltrattamenti da parte dei genitori, i medici infatti riscontrano nei piccoli delle lesioni e delle ecchimosi, di cui peraltro non si conosce ancora l’origine. Non si capisce perché e percome, girano anche voci di abusi sessuali, smentite dalle forze dell’ordine e dai medici. 

I genitori erano già stati aggrediti da parenti e vicini di casa, possiamo supporre per i maltrattamenti ai bambini? Non lo sappiamo, che lascia basiti è la ferocia della folla che tende sempre a farsi giustizia da sola, come un branco di lupi.

Il giorno dopo, il fratello del padre (zio dei bambini) si reca in zona e viene anche lui aggredito. La folla feroce e ottusa si accanisce sull’uomo, accusato di essere un pedofilo. Nei primi minuti sui social parte il tam tam che asserisce addirittura che la vittima fosse stata colta in flagrante ad abusare di un bambino. La furia della folla, certa della ragione, picchia l’uomo e lo butta in un cassonetto dei rifiuti. Le tardive smentite della polizia sul coinvolgimento della vittima in qualsivoglia reato del genere sono ovviamente inutili.

Cosa dire, come reagire a cose del genere, che ci riguardano tutti, perché tutti noi, una volta o l’altra abbiamo puntato il dito sulla base di nostre credenze, di pregiudizi o di voci incontrollate?

La colpa è della gente di Scampia? Forse in parte, vivere in una realtà degradata, con un alto tasso di criminalità, con migliaia di abitanti abusivi e un tasso di disoccupazione che varia dal 50 al 75% non aiuta.

Eppure la storia ci insegna, che la bestia non ha ceto sociale, né colore politico, che il popolo dei linciatori è variegato e onnipresente in ogni cultura, lo abbiamo visto spesso anche da noi, coi giudizi sommari dei social, della politica o della stampa. Dove ancora prima di avere verdetti di colpevolezza, il popolo dei forconi e delle fiaccole esprime il suo insindacabile giudizio basato sul nulla, sul pettegolezzo.

Vox populi vox dei, recita una classica locuzione latina, a significare che quando la gente parla, e in questo caso lo fa col ruggito della belva, non c’è più nessun ragionamento che tenga e allora la ragione diventa quella della violenza, che sia verbale o fisica. E chi prova ad essere fuori dal coro, spesso finisce per essere accomunato al bersaglio di turno.

E che dire dei linciaggi pilotati, di cui abbiamo imparato essere maestro Matteo Salvini o i suoi sodali de il Giornale? (leggi qui sotto)


Qui, il linciaggio mediatico parte come un fuoco di paglia, con dinamiche simili a quelli reali e con un epilogo identico. La vittima paga anche se innocente. Invece di finire attaccata a un albero, finisce per essere lacerata e vilipesa a livello sociale e mediatico, rendendole la vita impossibile.

A casa nostra, maestro in tal senso, era il Mattino della domenica che spesso usava il suo potere mediatico come un randello per colpire il “nemico” in un carosello di accuse vergognose e insulse. Campione in carica di queste pratiche il tristemente conosciuto Lorenzo Quadri, che dai colleghi italiani ha imparato l’agire velenoso (leggi qui sotto)


Tornando al linciaggio di Scampia, l’unica cosa che dovremmo dirci è che se c’è un’evoluzione della specie è proprio nella riflessione, nell’introspezione, nel rifiuto del branco violento che ci toglie ogni responsabilità, che ci permette di dire “…si, ma c’erano anche gli altri”. Eh no gente, gli altri c’erano, ma soprattutto, c’eravamo anche noi. 

E quando poi scopriamo davvero cosa abbiamo fatto, ci rimangono solo tra i piedi quattro stracci insanguinati e un senso di colpa latente che ignoriamo per ipocrisia.

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