Reati sessuali: quando dire “no” non basta

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Non esistono stupri di serie A o di serie B. Eppure ancora oggi, in Svizzera, il sesso senza consenso non può essere giuridicamente considerato violenza carnale. Stando alla legge, perché sia riconosciuto come tale, serve costrizione o coercizione. 

C’era una volta Licia, dagli occhi neri e i capelli ricci. La sua vita cambiò una sera, di rientro dal lavoro. Appena girate le chiavi nella toppa e aperta la porta si sentì afferrare il braccio e trascinare dentro. Fu violentata così, da uno sconosciuto sul pavimento di casa, in quel luogo che considerava come il più sicuro. 

C’era una volta Lucas, col viso di bimbo nel corpo di un uomo. Ad accorgersi che qualcosa non andava fu la madre, che vide i graffi sulla schiena del figlio. A stuprare Lucas, allora minorenne, un ragazzo suo compagno di scuola.

C’era una volta Marika, dalla chioma rossa, la statura bassa e uno sguardo che pare irrequieto. A lei capitò la prima volta quando conobbe un tipo, in discoteca. Sembrava gentile. Marika aveva bevuto, ma “no” lo disse chiaramente. Servì a poco. Non si difese Marika, il suo corpo dallo shock si irrigidì, e quel porco potè abusare di lei. La seconda volta invece il porco fu il suo ex ragazzo. Anche in quel caso, nonostante il suo dissenso, il fidanzato continuò. 

E poi, c’era una volta Ester, donna di una certa età, ma con la schiena ancora dritta. Me lo confessò un giorno, senza scomporsi: “Sai ai tempi era così, era mio marito, e io da moglie e donna, avevo dei compiti…”

Quattro storie diverse. Quattro nomi di fantasia dietro i quali si celano però persone vere e “nostrane”. Credo che per la stragrande maggioranza di chi ha letto di Licia, Lucas, Marika e Ester si può parlare solo di un reato: stupro.

Eppure non è così per la legge, che non li considera uguali. Quello di Licia è violenza carnale, perché su di lei furono trovati segni di lotta. Non lo è però per Lucas, perché gli uomini, secondo il nostro diritto, non possono essere stuprati. Non lo è Marika, perché nonostante il suo no esplicito si è paralizzata e quindi non ha opposto resistenza fisica. Non lo è nemmeno Ester, proprio perché lo stretto legame con il suo stupratore rende difficile capire se c’è stata costrizione o meno. 

Un primo passo…ma non abbastanza

A livello federale, si sta portando avanti un importante processo di revisione del diritto penale in materia di crimini di natura sessuale, di cui si è chiusa la consolazione il 10 maggio 2021 e che, oltre a una serie di modifiche e accorgimenti al codice penale, introduce il principio del “No è No”.

Un primo passo significativo, ma non ancora sufficiente, secondo Amnesty International, gruppi femministi e il Coordinamento donne della sinistra Ticino, che chiedono l’introduzione del concetto del consenso “Sì e sì”.

Leggiamo dal comunicato di Amnesty: “Riferendosi alla penetrazione vaginale, anale e orale non consensuale come “aggressione sessuale”, il progetto di legge crea una sorta di “falso stupro”, per il quale sono previste pene molto più leggere. La sezione 187a dà l’impressione che gli atti sessuali non consensuali senza coercizione siano intrinsecamente molto meno gravi, –  che prosegue – Rimane un problema di base: un aggressore non è obbligato ad usare la forza se la vittima non reagisce. Indirettamente quindi dipende dal comportamento difensivo della vittima se si tratta di violenza carnale (art. 190) o di aggressione sessuale (nuovo art. 187a). Inoltre, il fatto che il reato di aggressione sessuale sia considerato un delitto e non un reato come lo stupro, e che quest’ultimo sia punibile con una pena molto più alta, suggerisce erroneamente che l’ingiustizia fondamentale di un’aggressione sessuale risiede nella coercizione”.

Il Coordinamento donne della sinistra ribadisce la legittimità all’autodeterminazione sessuale di ogni persona, affermando che: “Il consenso a un rapporto sessuale non è accordato automaticamente perché una donna va in discoteca, a casa di qualcuno, si veste in modo sexy, beve o da un bacio. Una donna deve poter ribadire il suo SÌ o il suo NO in qualsiasi momento. Purtroppo conosciamo troppo bene come le vittime di violenza (sessuale e domestica) siano doppiamente vittimizzate, subendo un esame di “credibilità” particolarmente severo riconducibile agli stereotipi della vittima ideale.” (e infatti di questo ne avevamo parlato qui)

Perché non esistano, come detto all’inizio, stupri di serie A o di serie B. Perché quello che hanno passato Ester, Marika e Lucas non venga bollato come un reato minore o l’ennesima colpa da addossare alle vittime. 

Riconoscere questo non solo è un atto di giustizia, ma anche di civiltà. E, nel 2021, ci pare anche ora. 

Ricapitolando

La Regola del “no è no”: Se la vittima dice esplicitamente di no o esprime verbalmente il suo rifiuto e il rapporto sessuale continua, si tratta di stupro. Metodo attualmente in vigore, per esempio, in Germania e in Austria.

Regola del “sì”: Se il partner non ha acconsentito esplicitamente o implicitamente (quindi anche se esprimersi a parole, ma attraverso il suo comportamento o le sue circostanze) al rapporto sessuale, si tratta di stupro. Metodo attualmente in vigente in Islanda e Svezia.

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