Sanguina ancora: sulle orme di Dostoevskij

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Una biografia che incanta, una storia che fa venire voglia di conoscere altre storie. Un gioiello puro: l’ha scritto Paolo Nori, con Fedor Dostoevskij e Togliatti … .

Avete mai letto una biografia ? vogliamo dire la storia di un’esistenza ? Se no, quella scritta da Paolo Nori su Fedor M. Dostevskij, il grande scrittore russo nato giusto duecento anni fa, fa al caso vostro. Se invece sì, ne avete già lette, allora non perdetevi ugualmente il libro appena citato: “Sanguina ancora”, edito da Mondadori.

Quasi 300 pagine di passione pura. Il racconto di una vita che si trasforma nel racconto di due esistenze: quella del classico russo ma anche quella del biografo, cioè di Paolo Nori. Perché le due vite si intrecciano.

Ma come? tra i due vi è la distanza di almeno un secolo, e di un bel po’ di chilometri … come è possibile? La risposta è nell’unicità della letteratura, quella in grado di colpire talmente a fondo, al cuore, alla pancia e alla testa: tutto cambia. E certe esistenze, magicamente, si fondono.

La storia ha inizio quando, a quindici anni, Paolo Nori incontra casualmente Fedor Dostoevskij, tramite un libro sgualcito, senza neanche la copertina, a casa della nonna. In un giorno qualunque d’estate. Era “Delitto e castigo”. Non un colpo di fulmine ma … molto di più: una tempesta di saette.

quel libro ha fatto diventare un momento qualsiasi tra gli innumerevoli che ho passato in un momento indimenticabile, un momento in cui ero consapevole del fatto che stavo al mondo, un momento che mi sentivo il sangue che mi pulsava dentro le vene”  ed il suo autore, lo scrittore, era “un arciere nel deserto con una faretra piena di frecce che, se ti colpiscono, esce il sangue” e Nori, come il protagonista Raskol’nikov, si chiede: “ma io, sono come un insetto o sono come Napoleone ?» Io me lo ricordo perfettamente che quella cosa che avevo in mano, quel libro pubblicato centododici anni prima a tremila chilometri di distanza, mi avesse aperto una ferita che non avrebbe smesso tanto presto di sanguinare. Avevo ragione. Sanguina ancora. Perché?

Qui inizia il libro, la ricerca, la vita di Paolo Nori. Che è unico. Appassionato, serio e istrionico, pronto alla battuta ma anche preciso nelle citazioni. Un libro-confessione che entusiasma immediatamente il lettore. Perché la passione (… e la cultura, la sensibilità, la vita vissuta) trasuda in ogni riga. Non sappiamo cosa non abbia letto di e sulla letteratura russa (d’accordo la insegna all’università, e traduce, e presenta, e ci va spesso, in Russia!) ma sappiamo cosa ci trasmette in questo testo: tanto, tantissimo. Tant’è che la voglia impellente, appena letta la pagina 286, è quella di gettarsi su “Delitto e castigo”. Ma non solo. Anche le altre opere firmate da Dostoevkiy. E quelle di Tolstoi, di Gogol, di … . 

Potremmo terminare qui le nostre annotazioni. Impossibile però non citare certe battute assai significative, necessarie per rendere l’idea. Come descrive il suo protagonista  quando torna a San Pietroburgo (“sembra Jovanotti da vecchio“), o quando sul “Delitto” si lascia scappare “ci sono dei momenti che sembra «Shinig» il film di Kubrick, solo più bello“.

Memorabile la ricostruzione del discorso funebre che Tolstoi ha tenuto per Dostoevskji, forse il discorso più bello mai fatto nella storia dell’umanità: 

Non ho mai incontrato questa persona e non ho mai avuto rapporti diretti con lui; e d’un tratto, quando è morto, ho capito che era la persona a me più vicina, più cara, più necessaria. … la sua arte mi ispira invidia, l’intelligenza anche, ma il cuore mi dà solo gioia. E adesso che ho letto che è morto. Mi è mancata la terra sotto i piedi. Non sapevo più dove ero, e allora mi è stato chiarissimo quanto mi era caro, e ho pianto, e piango ancora.”

Una prolusione capace di creare minuti di silenzio assoluto, poi minuti e minuti di applausi, con occhi luccicanti.

“Sanguina ancora”, nato dall’amichevole pressione di un collega di successo, il premio Strega del 2010: Antonio Pennacchi. Che, senza conoscere personalmente Nori, gli scrive: “adesso devi scrivere qualcosa di più ambizioso!”. E’ un libro che non solo consigliamo ma che, chi scrive, si è già premurato di acquistare in più copie: ci sono un po’ di compleanni in vista e non c’è regalo più bello. Si legge in un fiato, ma ci si concedono rigeneranti pause (si resta lì a pensare e nello stesso tempo si ha voglia di continuare), si impara e si riflette, si sorride e ci si stupisce. E tanto altro ancora. 

Il pregio maggiore di questo libro sta nel fatto che Nori non è quello che sembra, o che è in apparenza. Battuta velocissima, voglia irrefrenabile di metterla sull’ironico (qui dobbiamo spiegare cosa c’entra il Togliatti del nostro titolo: è sua moglie, che lui chiama così perché “intimamente è convinta di essere la migliore“) ma poi … tanta e tanta sostanza. En passant si sofferma su uno dei testi di saggistica politica più importanti pubblicato negli ultimi anni (“Non pensare agli elefanti”, di George Lakoff: quello dei “frame”…) eppoi tira avanti dritto, come nulla fosse. E ci dimostra come tra Dostoevskij e Tolstoj, che non si sono mai incontrati, ci sia “un legame superiore a quello che c’è tra Stanlio e Ollio, o tra Gianni e Pinotto, o tra Ric e Gian, o tra il babbo e la mamma. Forse.“.

Qui ci si interrompe non perché mancano gli argomenti, ce ne sarebbero anzi tanti altri. Ci si arresta perché sulla scrivania sono arrivati un paio di “libroni-oni-oni”, russi, di un paio di secoli fa. E la voglia di andarli a leggere e/o rileggere si fa irrefrenabile. Grazie Paolo Nori, grazie davvero.

“Sanguina ancora: l’incredibile vita di Fedor M. Dostoevskij”, 2021, di Paolo Nori, ed. Mondadori, 2021, pag.286, Euro: 18,50.

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