Shell e la scoppola presa in tribunale

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Se la politica e i governi decidono di non decidere e magari lo fanno proprio per prendere tempo, non è detto che a quel punto la partita sia per forza chiusa. Può infatti capitare che ci sia la giustizia a metterci una pezza. Così ogni tanto cade anche Golia. È quanto è successo nei Paesi Bassi, dove un tribunale ha imposto al colosso petrolifero britannico-olandese Royal Dutch Shell di tagliare del 45% le emissioni di gas a effetto serra entro il 2030, e non del 20% così come Shell aveva annunciato di voler fare. 

Il giudice del tribunale distrettuale dell’Aia che ha emesso la sentenza ha ritenuto non sufficiente l’obiettivo deciso dalla società, almeno non stando ai parametri previsti dall’accordo di Parigi sul clima.Carta canta. Del resto che le multinazionali il cui profitto deriva in larga misura dai combustibili fossili stiano speculando sul nostro futuro e lo facciano prendendosela comoda è un dato di fatto. E adesso a confermarcelo ci sono proprio il processo e la decisione presa mercoledì all’Aia, un provvedimento storico, perché è la prima volta in assoluto che un tribunale arriva ad imporre a una società privata di rispettare l’accordo di Parigi siglato nel 2015. 

Un verdetto del tutto inatteso che arriva al termine di una causa intentata contro Shell dalla rete di organizzazioni ambientaliste Friends of the Earth insieme ad altri sei gruppi di attivisti e diciassettemila cittadini querelanti, che hanno accusato la nona società più inquinante al mondo di voler consapevolmente mettere a rischio la nostra salute, il rispetto dei diritti umani e le vite delle persone. Una tesi sposata anche dalla giudice Larisa Alwin che ha così imposto a Shell di ridurre a sua produzione di CO2 e di farlo anche alla svelta. O comunque molto più velocemente di adesso. Anche se avrà delle ripercussioni sull’azienda, frenandone la potenziale crescita economica.

Prima la salute del nostro Pianeta e poi i soldi. “Questa sentenza è davvero una buona notizia per il clima. Aumenta la pressione sui grandi inquinatori e aiuta l’Europa a rafforzare la sua politica ambientale. Non possono più sfuggire alle proprie responsabilità di fronte alla crisi climatica: gli obiettivi siglati a livello internazionale devono valere anche per loro”, ha dichiarato il deputato dei Verdi Bas Eickhout, membro della commissione per l’Ambiente del Parlamento europeo. Di certo una rondine non fa primavera e non è assolutamente detto che in appello il giudizio non si ribalti, ma sentire che il volere di coloro che sono seriamente preoccupati per il futuro dei nostri figli non sia stato ignorato riempie il cuore di gioia, perché quel futuro è davvero nelle nostre mani.

Oggi più che mai.

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