Si chiamava Alireza Fazeli-Monfared

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Si chiamava Alireza Fazeli-Monfared, aveva 20 anni.

Sognava di fuggire dall’Iran e dalla sua famiglia, che aveva appena scoperto la sua omosessualità.

Aveva programmato di fuggire in Turchia, dove avrebbe raggiunto il suo fidanzato, e sfuggire così alle persecuzioni della sua famiglia. Ma a quell’appuntamento non è mai arrivato.

Alireza è stato raggiunto dal fratellastro e dai cugini che – stando a quanto riporta la Bbc – lo hanno brutalmente assassinato e decapitato, in quella che, nella loro follia, è una sorta di “delitto d’onore” per vendicare “l’affronto” subito.

Dopodiché, la famiglia ha letteralmente scaricato il suo corpo sotto un albero fuori città, come se non fosse neanche un essere umano ma un rifiuto di cui liberarsi.

È solo l’ultimo episodio di una lunga serie di barbarie ai danni della comunità Lgbtq in Iran, dove l’omosessualità è punita con la pena di morte. E, dove non arriva lo Stato, arriva direttamente la famiglia.

Non ci sono parole per commentare un abominio del genere, non ci sono termini adatti per raccontare la storia di Alireza, i suoi 20 anni, il suo sogno di fuga, la sua speranza di felicità, la sua morte agghiacciante.

C’è solo una cosa da fare: combattere ovunque, a ogni livello internazionale, in suo nome perché altri, un giorno, possano avere i diritti, la libertà, la vita che a lui sono stati strappati senza pietà.

Che orrore senza fine.

Rip Alireza

Lorenzo Tosa

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