Siete diventati ricchi, ma non signori

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“Il problema è che siete diventati ricchi, ma non siete diventati signori”.

Così, diversi anni fa, un anziano nomade replicò ad un gruppo di cittadini che stavano protestando piuttosto maleducatamente contro la decisione del comune di Rimini di sistemare decentemente le poche strutture destinate ai nomadi, invece di allontanarli. A protestare erano soprattutto gli albergatori, convinti che la presenza dei nomadi potesse in qualche modo rovinare i loro affari e ne chiedevano quindi ad alta voce l’allontanamento.

E quella tra nomadi e stanziali è una contrapposizione che non accenna a trovare una soluzione. A Rimini – dove i contrasti proseguono -, ma anche in Ticino dove, a dieci anni dalla chiusura dell’area di Galbisio, possono sostare solo le carovane di nomadi di nazionalità svizzera. Insomma, il “prima i nostri” vale pure per i nomadi (anche se lo slogan aggiornato dovrebbe essere: “aree chiuse”).

Nonostante tutto però, a me quel “siete diventati ricchi, ma non siete diventati signori” è rimasto impresso nella mente. Perché è assolutamente vero che la nostra società crea ricchezza e benessere, ma stenta maledettamente a produrre cultura. E, soprattutto, fatica a diffonderla. Spesso poi, chi si occupa di cultura è sbeffeggiato pubblicamente da una parte della politica. Quella che ha agguantato il potere accarezzando la pancia degli elettori con la colpevolizzazione del diverso. Quella che se vuole continuare a gestire il potere, non può concedersi il lusso che la cultura consenta agli elettori di capire che il suo “dividi et impera” è solo una strategia. Perciò investe il meno possibile nella scuola e il più possibile nell’esercito, facendo così il verso a Baldun von Schirac (il capo della Hitler-Jugend) che amava ripetere: “quando sento la parola cultura, metto mano alla pistola”.

Alberto Cotti

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