Spüdi giò bass! Alt al Calciatore-lama

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Se Darwin, 162 anni dopo la pubblicazione dell’ “Origine della specie”, avessevisto Manchester United – Paris S. Germain, ne sarebbe uscito se non proprio sconvolto, perlomeno  turbato: perché lo sputo dell’ucraino Zinchenko quando, a torto, è stato sospettato d’aver intercettato la palla con il braccio, è identico a quello d’un Lama, identico sputato.

Perché Zinchenko non si è limitato a fare quanto fanno i calciatori di mezzo mondo, emettere uno sputo secco, compatto: il difensore del Manchester United, alterato al massimo, ha sputato a ventaglio, è riuscito a frantumare la massa salivare ai quattro venti, nemmeno fosse un’arma a testata multipla: esattamente come lo sputo del lama (verificate in rete): il lama sputa acido gastrico a largo spettro quando si sente minacciato, un po’ come il “Serpente sputatore del Sudafrica” (Haemacatus Haemacatus) che sputa veleno.

Altro che i primati: altro che il Carcopiteco di Brazza (Carcopithecus neglectus)  o il Presbite dorato (Trachipithecus geei), e manco il Nasico (Nasalis larvatus): cercateli pure, vi parrà di intravvedere una qualche somiglianza con un parente o un vicino di casa: ma non reggono il confronto lama-Zinchenko: che il simpatico camelide sia il nostro progenitore più autentico?

Nella storia degli umani lo sputo non ha funzione difensiva, ma piuttosto offensiva: nel senso dell’offesa non fisica, ma psicologica: ti sputo perché ti disprezzo.

“Spüdi gio bass!” diceva lo zio Romerio, quando qualche autorità lo vessava ingiustamente.

Ok: ma il calciatore che, fateci caso, sputa spesso in primo piano, quando e perché sputa? Sputa quando l’arbitro lo ammonisce, perché il calciatore, nella sua infantile disonestà intellettuale, si ritiene un intoccabile. Sputa quando ha mancato una rete, probabilmente in faccia a qualche dio che non lo ha assistito al momento di calciare la palla. Sputa, come Modric e Sergio Ramos in Chelsea-Real Madrid al rientro in campo, perché sta perdendo e deve dar sfogo al suo smisurato ego ferito, sputa in faccia alla cattiva sorte.

Lo sputo è diventato una moda, come il tatuaggio: a Singapore i calciatore farebbero la fortuna delle casse comunali a furia di multe.

Nel 1911 una circolare italiana informa che “igiene e decenza vi impongono di non sputare per terra: nello sputo trovansi germi pericolosi, i quali, diffondendosi, sono causa di gravi malattie”.

Anche in tempi di covid-19? Pare di no: gli scienziati lo escludono.

In campo non possiamo mettere le sputacchiere dell’Ottocento: bisognerebbe statuire uno “spiting time-out”: e poi non è che uno sputa per necessità: sputa perché sputa “giò bass”, contro qualcuno, qualcosa, forse non lo sa nemmeno lui.

Ma sputa. Sono tempi così: i calciatori giunti in semifinale nelle competizioni europee, paga media 3-4  milioni l’anno, sputano per terra in continuazione.

I bisogni dei loro cani di razza sporcano di meno: dipendesse dalle bestie si, ma le norme igieniche lo proibiscono.

Non è un bel confronto, ammesso: ma in attesa che Infantino e soci facciano un minimo intervento, tipo “i bambini vi guardano, siete i loro eroi”, ci sta.

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