Ti chiamano fascista? Sai che stai bene

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Isabel Diaz Ayuso, nella giubilante ola di Madrid, festeggia a braccia alzate la vittoria del suo Partito Popolare che ha raddoppiato i seggi, decretando la pesante  sconfitta dei socialisti al governo: opinionisti e acuti commentatori l’avevano omologata come ” una perfetta sconosciuta” , forse trascurando l’ inquietante fenomeno delle oscure forze che maturano sotto le braci del presunto niente che a un certo punto, prendendo coscienza della sua onnipotente vacuità , fionda un presidente di provincia nella ingombrante orbita riservata a un Premier.

La Ayuso appare raggiante in una foto  dove il suo sorriso travalica la barriera della mascherina per posarsi presumibilmente verso le manifestazioni di gaudio dei tantissimi seguaci che plaudono, in un’improvvisata corrida dove il toro viene trafitto dalle banderillas forgiate dalle rivendicazioni delle libertà individuali anti lockdown.

E il ‘ toque de queda’, l’odioso e insopportabile coprifuoco tanto contestato, si trasforma improvvisamente in uno tsunami di luppolo sotto lo slogan di “birra libera”.

Il maggio madrileno gonfia la castana capigliatura della paladina della destra che prende a spallate le becere regole istituzionali cavalcando una maggiore autonomia di azione, nella riconquista di una rinfrancante libertà di comportamenti e di spostamenti, alla faccia di una sinistra fastidiosa e balbettante che non persegue mai il bene di tutti. 

“Non esiste libertà individuale senza giustizia collettiva” è il motto che facile facile, lascia intendere il segreto di Pulcinella: se gli altri austeramente limitano e chiudono, all’obbiettore di turno basta semplicemente imbastire l’apologia del godimento delle riaperture e delle indipendenze personali restituite, rivendicate urlando quanto più si possa, alla riconquista della soppressione della franchigia dettata dall’ottuso eccesso di sinistroide prudenza.

Quarantuno anni apparentemente spesi bene, laureata in Comunicazione, Isabel Diaz è uscita sul più bello dal cilindro dei giochi elettorali, affermandosi come una delle politiche più particolari e controverse nel panorama nazionale.

Per il raggiungimento del suo strategico ruolo, deve una robusta dose di riconoscenza a Pablo Casado, il rottamatore del Partito Popolare dell’era post- Rajoy.

Ma la sua crescita così subitanea e imprevedibile dipende anche e soprattutto dalla portata di una serie notevole di castronerie recitate con appassionata enfasi, in questa epoca di dichiarazioni balzane e strampalate per i fruitori della nuova inarrestabile corrente della stupidità certificata.

La fascinazione di donna  Ayuso ha folgorato gli sfogliatori di rotocalchi, i supporter affamati dell’insulso spacciato come mistero rivelato e gli elettori suggestionabili dalla cifra del secondario.

Per chiudere in bellezza – si fa per dire- ci preme riportare qualche corposa frase pronunciata  dalla  procuratrice della  birra libera :  

“Quando ti chiamano fascista, sai che stai bene. Sei il lato positivo della storia” ; “L’aborto non è un diritto per una donna…il problema più importante in Spagna è il basso tasso di natalità” ; “E’ un crimine in Catalogna, con il bel tempo che hai, avere tutto chiuso, avere persone nelle loro case” ; ” L’IFEMA ci ha dimostrato  che negli ospedali con soffitti alti i pazienti guariscono molto bene” ” Dio non mi ha fatto perfetta ed è per questo che non sono di Vox” ; ” La curva epidemiologica è il riflesso della curva della bocca : si piega”.

E quando si piega, direi che tutto spiega.

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