UDC: la faccia come il…mulo

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Esigenze di ordine penale e di decoro, come diceva il buon governatore della Campania De Luca, mi impediscono di esprimere appieno il mio disappunto sulla campagna della pagina social “Legge sul CO2 inefficace NO”. Pagina ovviamente e platealmente gestita dall’UDC. Partito che ha a cuore un sacco i combustibili fossili. Infatti quando si mette in dubbio la lobby, il borsellino di numerosi esponenti del partito democentrista ulula come un caimano in preda a struggimenti amorosi.

Il motivo è anche abbastanza plateale: presidente di Swissoil, l’associazione cappello dei venditori di combustibili fossili, è Albert Rösti, presidente anche dell’UDC prima di Marco Chiesa. Sarebbe come se il partito socialista facesse campagna per l’energia solare e i suoi presidenti fossero amministratori delegati di Swissolar.


Ma non è tutto qui, come già ricordavamo in un articolo del 2020, sullo stesso tema, il maggior finanziatore dell’UDC è il miliardario Walter Frey, che evidentemente ci guadagna a foraggiare come una mucca da latte i democentristi. Walter Frey è uno dei più grossi importatori di automobili in Svizzera. (leggi qui sotto).


Ma torniamo alla pagina (ticinese) che sostiene il no. La prima cosa che salta all’occhio sono pacchiani errori di traduzione, visto che il materiale arriva dalla Svizzera interna, errori anche divertenti e assurdi come quello che riportiamo qui sotto, dove il termine sviluppo diventa un improbabile “svilpuppo”.

Continuando a scorrere, assistiamo al peggior becerume disonesto e vigliacco che ci possa essere in propaganda politica. Invece di usare argomentazioni decenti, si insultano gli avversari, a livelli a dir poco vergognosi.

A prescindere dalle idee, che non fanno ovviamente l’unanimità, assistiamo a operazioni eticamente nulle e con sprezzo totale dell’antagonista. Le persone, le associazioni e i partiti che sostengono la legge, vengono tacciati di essere disonesti, egoisti, approfittatori e corrotti. Detto da chi detiene la presidenza dei venditori di nafta, farebbe ridere se l’UDC non fosse il primo partito in parlamento. 

La faccia di bronzo dei fautori del no, arriva a raffigurare i favorevoli come avidi manager (!?) o come hipster vacanzieri.

Un’altra cosa salta subito all’occhio, la differenza di gradimento tra la pagina del no e quella del sì. Se la prima ha 46 follower, gli stessi che riuscirebbe ad avere la mia cara Zia Ines ultra ottantenne, la seconda, ne ha ben 3435.

Discutibile se questo influirà sulla votazione. Una cosa però è certa, uno dei post di punta dei fautori del no, totalizza 516 like, 230 commenti e 109 condivisioni. Datemi retta che nei social ci bazzico, se su una pagina Facebook hai una base di 43 follower, con cifre del genere o sei la Ferragni o hai sponsorizzato il tuo post con cifre a tre zeri.


Il che ci riporta nuovamente ad avere, in una votazione, potenti lobby di categoria che influiscono finanziariamente sull’esito del voto. Da una parte, come al solito, associazioni no profit di cittadini e movimenti ecologisti e sociali, e dall’altra le potenti lobby delle casse malati o dei petrolieri. Uno scontro che spesso risulta impari. E questo, scusatemi, non è per nulla democratico. 

Ribadisco, avere idee diverse è lecito. Infatti una parte della sinistra è contraria all’iniziativa perché andrebbe a colpire le classi meno abbienti, essendo una tassa lineare. D’altra parte bisogna ricordare che i due terzi della tassa ritornerebbero ai privati e all’economia tramite riduzioni delle casse malati e dei contributi AVS.

Per quanto riguarda i democentristi è diverso. A loro non frega niente di quanto spendete, l’importante è che spendiate dove loro ci guadagnano. È così plateale da rasentare la deficienza.

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