Zero e la Milano che non ti aspetti

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Otto episodi di poco meno di mezz’ora. Sono i capitoli che compongono la prima attesa stagione della nuova serie Netflix tutta italiana che da qualche settimana sta spopolando sulla piattaforma streaming. Il protagonista è Omar, il cui soprannome è Zero. Timido e riservato. È il Paperino di questa storia. È un ragazzo di colore, di origini senegalesi, che come tanti ragazzi della sua età la sera consegna pizze a domicilio per metter da parte un po’ di soldi.

Quelli necessari per poter partire, per poter lasciare Milano e andare a disegnare e a vivere dei suoi fumetti in Belgio. È questo il piccolo grande sogno del nostro eroe. Intanto però vive al Barrio, in un quartiere della periferia di Milano. 

Zero è la prima serie tivù italiana con protagonisti neri. Ad averla ideata è un ragazzo di colore di ventotto anni, lo scrittore Antonio Dikele Distefano, che si è immaginato e racconta la vita di un ragazzo normale alle prese con un problema più grande di lui, un problema da dover gestire. Zero ha infatti il dono dell’invisibilità. Un’invisibilità che da condizione sociale diventa superpotere con tutto quello che ne consegue, responsabilità comprese. In altre parole Paperino si scopre Paperinik. Una fiaba che si svolge tutta in una Milano che non ti aspetti. Una metropoli in grande spolvero, scintillante e viva, che va dalle Colonne di San Lorenzo al Bosco Verticale di Stefano Boeri, dai Navigli ai grattaceli passando per i graffiti della periferia.

A popolare Milano e il Barrio, il quartiere immaginario in cui vivono e si muovono Zero e gli altri ragazzi di seconda generazione come lui al centro delle vicende narrate dalla serie, ci sono anche le canzoni, la musica scelta a fare da colonna sonora. Da Mahmood a Madame, a Marracash e tanti altri, che sui ritmi sincopati dell’hip-hop, del rap e della trap, accompagnano le corse in bici per Milano di Omar. Danno il ritmo e si alternano ai dialoghi che ci restituiscono l’amicizia tra ragazzi, la freschezza e la naturalezza che animano le storie e le vite di tutti. Arricchiscono il racconto della Generazione Z, di un’Italia multiculturale e del pericolo che il Barrio, da quartiere popolare, diventi una zona di nuovi appartamenti di lusso.

C’è poi anche la solita vecchia questione che riguarda ogni buon supereroe che si rispetti. Da grandi poteri derivano grandi responsabilità, diceva l’Uomo Ragno ovvero Peter Parker che grossomodo ha la stessa età di Omar. Ed è proprio l’invisibilità che aiuterà Omar/Zero a trovare l’amore, l’amicizia e a salvare il luogo in cui è cresciuto e che ora è in pericolo. Peccato davvero che sulla lunga distanza la serie mostri qualche smagliatura. Al ritmo e alla velocità, non sempre corrispondono scelte narrative fluide e convincenti. Anzi. Inoltre la prima stagione si chiude su di un finale tutt’altro che memorabile. Che si tratti di un peccato di gioventù o meno lo scopriremo presto, sempre che Netflix dia l’ok per una seconda stagione. Staremo a vedere.

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