A Baku non si dorme

Pubblicità

Di

Europei di calcio. Trasferta a Baku, per i campionati i cronisti gironzolano per l’Europa. Così come il giornalista del Corriere del Ticino che, invece di fare la cronaca della partita, si lamenta, come una vecchietta svizzero tedesca incarognita, della capitale azera.

Il mio babbo mi insegnava sempre a rispettare i paesi dove si andava. Mi diceva che, siccome ero ospite, dovevo essere gentile e rispettare le usanze del luogo. Ma un turista è un turista, ha diritto alla lamentela anche se scema. Un po’ meno ce l’ha un cronista sportivo, che in fondo è lì a Baku per fare la cronaca delle partite.

E se sei in un paese musulmano, ci sono i muezzin, come da noi ci sono i campanili che da tradizione, segnano le ore o chiamano i fedeli alla preghiera: i vespri, la compieta…e tutte quelle robe lì che sono ormai un po’ desuete. Ma veniamo al dunque. Scrive per il corriere del Ticino Massimo Solari, e il titolo del pezzo lascia già perplessi:

Il pane è sacro, il sonno anche

Il nostro inviato ha lasciato Baku senza chiuder occhio – il motivo? Un muezzin

Segue cronaca fedele dei disagi dell’inviato nell’hotel di Baku:

“Questa notte ci siamo svegliati di soprassalto. (…) purtroppo a farci perdere il sonno è stato il muezzin Che intorno alle 3.30 ha richiamato i fedeli a una delle preghiere giornaliere stabilite dal Corano. A dirla tutta, anche gli antipasti misti della casa, aggrediti in centro nel post partita, non hanno favorito riposo e digestione. Delle due, preferiamo comunque puntare il dito contro la cantilena e il salmoidiare del nostro talacimanno di fiducia. Inutile sottolineare come l’intervento della polizia, per dire di abbassare i toni, non sia comunque contemplato.

Eppure di agenti a disposizione ce ne sarebbero parecchi. In queste ore ne abbiamo visti a centinaia ovunque.”

Io me l’immagino l’inviato del Corriere: col casco di sughero, il frustino e la carovana di portatori coi bagagli. Me lo immagino che prova stizzito a telefonare in polizia per fare arrestare il muezzin. Questo articolo ha un che di coloniale, che ci fa tornare indietro agli anni 30, quando gli italiani in Etiopia, Libia e in Somalia, distribuivano paternalismo e cappi per impiccare i ribelli in egual misura.

Allora, signor Solari: se si viaggia, ci si adatta. Si immagini se a Lugano, un turista si lamentasse delle campane della cattedrale e telefonasse in polizia. È sicuro che un sergente della comunale munito di mandato correrebbe al campanile per far tacere le inopportune bronzee disturbatrici? Sia mai che un turista vada via scontento.

Scherzi a parte, proprio da un cronista sportivo, che per lavoro deve spesso andare all’estero, non ci aspettiamo amore per tutti i paesi e le loro usanze, ma almeno rispetto. Perché è lo stesso rispetto che pretenderemmo da un cronista azero se venisse a casa nostra. E se i cicitt e gli zincarlin, di cui andiamo giustamente fieri, gli risultassero indigesti, ci aspetteremmo che non lo sottolineasse in un articolo, come ci aspetteremmo che discutesse dei goal e delle tattiche e non di quanto rompe le balle il campanile del villaggio.

Detto questo nulla di grave, speriamo in una più schietta e onesta descrizione di un paese, che fa anche colore, ma certe critiche da turisti alpitour lasciamola a chi non è del mestiere. Solari poteva parlarci della città vecchia di Baku, coi suoi muri giallastri di arenaria del dodicesimo secolo, o delle strepitose flame towers, un elegante concessione alla modernità che svettano sulla capitale. Oppure parlarci dei dolma di peperoni, melanzane e pomodoro, o dell’odore della cannella e dei chiodi di garofano nei mercati. Insomma, se Solari fosse un po’ più cosmopolita e meno “coloniale”, ci si guadagnerebbe tutti. E soprattutto non è che ci frega granché se Solari dorme o no. Ma soprattutto ci guadagnerebbe quel pensiero che vorremmo davvero europeo e meno provinciale, quella curiosità e passione per altri paesi e per le loro usanze, passione che ci rende tutti una grande famiglia, che lo vogliamo o no. 

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!