Casinò Lugano: un gioco d’azzardo senza regole

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Salari lordi che si aggirano attorno ai 10, 12 e 18 franchi l’ora, sostituzione sistematica del personale, pressioni psicologiche al limite dello stalking nei confronti dei personale. Questo quanto emerso nelle ultime settimane dai media e sindacati. Un testimone ha deciso di farsi avanti e di raccontare la sua vicenda a GAS.

Nelle ultime settimane sembra che per Lugano non ci sia pace. A far scorrere fiumi di inchiostro, e il chiacchiericcio della popolazione, il caso della demolizione dell’Ex Macello.

Ma, ancor prima della furia degli autogestiti, la città che si affaccia sul Ceresio era già sotto la lente d’ingrandimento per un’altra questione: il Casinò.

Infatti, il Municipio, non solo deve rispondere della demolizione – non tanto trasparente – di uno stabile di sua proprietà, ma deve anche far chiarezza in merito a ciò che sta accadendo dentro le quattro mura dorate della casa da gioco, dove il Comune è azionista di maggioranza per più del 70% (la restante quota appartiene alla società Casinò Austria International).

Da molto tempo al Kursaal, secondo diverse fonti, non ci si limiterebbe più a giocare con le slot-machine, roulettes e mazzi di carte, ma anche con la vita dei propri dipendenti, dei loro salari, della loro salute mentale e fisica.

Fiches umane che sembrerebbero essere maneggiate dall’amministratore delegato Gianmaria Frapolli e dalla vice direttrice, già Responsabile Finanze e Compliance, Yuliya Goncharuk.

Le accuse lanciate dai collaboratori (ed ex) e dal sindacato OCST nei confronti dei due, sono tante e sono pesanti. Si parla di paghe misere, che vanno, per il personale in formazione, dai 9.60 franchi all’ora risalenti al 2019, anno in cui -ricordiamo – l’attività aveva segnato un record per quanto concerne il fatturato, ai 12.50 franchi del 2020, anno nel quale, nonostante le difficoltà causate dal Covid, il bilancio poteva riportare cifra nera grazie all’aiuto del Cantone, che aveva concesso le indennità di lavoro ridotto. Per il personale già “formato” invece si parla di circa 18 franchi l’ora, cifra questa che si distanzia, in negativo, da quella proposta dal contratto collettivo delle case da gioco della Svizzera italiana, che viene applicato dai casinò di Locarno e Mendrisio.

Poi ci sarebbe la questione dei dipendenti allontanati, portati al licenziamento a causa delle pesanti pressioni psicologiche, sostituiti con altro personale frontaliere oppure raccomandato dall’alto.

Il testimone: “pressioni esercitate sproporzionate”

GAS ha ricevuto diverse segnalazioni in queste settimane e, grazie a un testimone, possiamo raccontare ciò che è accaduto e sta accadendo nella casa da gioco. La persona, temendo ripercussioni, non vuole rivelare la sua identità, esattamente come tanti altri. Per tutelare la sua privacy, useremo il nome fittizio Luca. L’uomo ha per diversi anni lavorato all’interno del Casinò come dipendente. 

“Quello che riportano i giornali è vero e lo confermo. Diverse cose le ho vissute sulla mia pelle, – inizia Luca, per poi aggiungere – Ti portano al limite delle tue possibilità mentali. La pressione che esercitano sulle persone è terrificante e assolutamente sproporzionata. Frapolli e Goncharuk lì dentro credono di essere onnipotenti e fanno di tutto per dimostrarlo”.

Luca tira un sospiro, per poi continuare: “Eppure, nessuno dice nulla. Come per il salario della Vicedirettrice. Un quadro guadagna intorno ai 5’- 6’000  franchi al mese, lei tre volte tanto, più bonus annui notevoli, con somme a sei cifre (Ndr: come riportato anche da LaRegione). E poi, per tutti gli altri, stipendi da 12.50 franchi…”

Lo blocchiamo. Vogliamo capirne di più riguardo al salario e alle sue condizioni. Per “in formazione” cosa si intende? È uno stage, un tempo di prova? Come viene regolato? 

“Non viene regolato. Il nuovo dipendente assunto deve fare un periodo di formazione, dove impara le proprie mansioni. Le tempistiche però cambiano in base al quadro competente o alle simpatie. C’è chi sta in formazione solo una settimana oppure uno, tre, anche sei mesi. Intanto il tempo passa e -di fatto-  stai sotto pagando la persona”.

Con queste condizioni in pochi anni, sono più di 50 i dipendenti che hanno lasciato la casa da gioco, compresi sei quadri  nell’ultimo anno. Personale allontanato con metodo e strategia quando non stufo del trattamento inaccettabile ricevuto. Diversi di questi sono stati sostituti da personale da oltre confine o da persone raccomandate – sembrerebbe – dalla stessa coppia Frapolli-Goncharuk.

Poi vi sarebbe anche la questione delle ore lavorative, con la ridistribuzione della forza lavoro imposta dopo il primo lockdown, con rotazioni fisse per tutto il personale, indipendentemente dalla percentuale di impiego prevista da ogni contratto. Come ci spiega meglio l’intervistato: “Questa mossa ha di fatto prodotto una crescita esponenziale del debito orario dei dipendenti verso l’Azienda. In pratica, nel periodo in cui venivamo pagati dal Cantone e lavoravamo in orario ridotto, per il Casinò è come se non avessimo svolto delle ore d’impiego, ore di fatto poi contabilizzate come da recuperare”.

Ma com’è possibile tutto questo? Il Consiglio di amministrazione ne è a conoscenza?

“Come non so spiegarlo nemmeno. La cosa da noi dipendenti è stata segnalata più volte, addirittura c’è chi ha additato la Vicedirettrice come responsabile delle proprie dimissioni, ma nessuno sembra aver fatto mai veramente qualcosa – afferma l’uomo, per poi concludere – “È assurdo che ciò avvenga in modo indisturbato. Non sono qui per cercare fama o soldi, ma per far sì che il nostro malessere non venga dimenticato. Qui c’è stato ed è tuttora presente un abuso e se ne deve parlare. Non può esserci in questo Cantone così tanta omertà”.

La Replica del CdA: “accuse infondate”

Contattato da noi, il presidente del CdA del Casinò , Emanuele Stauffer, risponde alle contestazioni affermando che:  “Già nell’articolo del 19 maggio scritto da LaRegione abbiamo smentito le accuse. In queste settimane abbiamo comunque fatto degli approfondimenti per affrontare l’argomento con la massima trasparenza. Nel frattempo noi, come  CdA, abbiamo già dato al Municipio le informazioni necessarie per rispondere all’interpellanza presentata il 20 maggio dal Gruppo PS-PC. Come gruppo prenderemo posizione nel corso dei prossimi giorni”.

Quel gioco d’azzardo senza regole

Il gioco resta quindi ancora aperto. Rivisitando il detto “a bocce ferme”, possiamo dire che bisognerà attendere che la pallina della roulette si fermi, prima di decretare vincitori e vinti, in questa vicenda, e capirne le esatte dinamiche. 

Se togliamo gli scontri fra la coppia Frapolli-Goncharuk e i dipendenti, che possono essere sì il frutto di dissapori coltivati negli anni fra le parti, tutte le altre questioni inerenti salario e condizioni lavorative, invece persistono e mostrano delle criticità. 

È criticabile questo sistema che sottopaga – di fatto – il personale in formazione. È criticabile il come vengono gestite le tempistiche per chi si trova in una situazione formativa. È criticabile il calcolo delle ore di lavoro e di recupero dei dipendenti durante il lockdown.  È criticabile che all’interno di un’azienda un lavoratore possa svolgere in contemporanea tre cariche, come il caso della Signora Goncharuk, che è al contempo stesso Vice, Responsabile Finanze e Compliance. 

E soprattutto è criticabile il fatto che questo avvenga in una società di proprietà, per la maggiore, del Comune.

Noi siamo sindacalisti, non abbiamo competenze in merito. Non siamo nemmeno soliti giocare e sperare nel colpaccio. Però stavolta l’azzardo ce lo permettiamo e puntiamo la nostra giocata, non sul rosso o il nero, ma su una sigla che la casa da gioco e il Municipio, conoscono bene, dato che furono loro i primi in Ticino a sottoscriverlo, per poi ritirarlo nel 2011. 

Puntiamo tutto sul CCL.

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