Che Macello, bambini venite parvulos!

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Zitti e buoni. Come si fa a rimanerlo dopo che ti hanno piallato casa. Demoliscono a colpi di ruspa il tuo rifugio sull’albero. E come vuoi che ci rimani. Forse all’inizio come un pugile suonato, ma poi reagisci. Ti rialzi. Provi a fare gioco di gambe. Fly like a butterfly, sting like a bee. Te lo dici fino a convincerti. Nel frattempo però scopri che già alle 17.50 di quel sabato sciagurato, prima che l’occupazione dell’ex istituto Vanoni andasse in scena – cioè la ragione per cui Borradori, Valenzano Rossi e banda decidono di scatenare l’inferno – la polizia e il vice comandante della Comunale di Lugano, avevano preventivamente precettato parte dei ventitré ruspaman che nella notte avrebbero fatto il lavoro sporco. Tirare giù tutto.

E adesso, nell’assordante silenzio che precede una nuova ufficialità, nell’attesa di nuove smentite o di una versione concordata tra Municipio di Lugano e Dipartimento delle istituzioni, ancora riecheggiano le batture della commedia dell’assurdo, in cui la recita si è mossa sul filo di una mirabolante sarabanda di giustificazioni, dichiarazioni e amarezza che almeno inizialmente quella faina del sindaco e Karin il coccodrillo ci hanno propinato. Nei vari episodi di quella che ormai è diventata la tua serie preferita, ne hai viste e sentite di ogni. 

Dalla RSI a Teleticino l’inossidabile coppia Karin e Marco le hanno provate quasi tutte. Lo abbiamo fatto perché il tetto era pericolante. Per l’incolumità dei molinari. Di più, per il bene collettivo. Vedere le ruspe fa male a tutti, questo è chiaro. Ma potevano esserci dei feriti, ci poteva scappare il morto. È la polizia che ci ha detto di demolire. Ce lo ha consigliato la polizia. La decisione è stata fulminea, questione di pochi minuti. Ma no, secondi. E comunque sia l’abbiamo deciso solo dopo l’occupazione del Vanoni. Dopo. 

Perché sono anni ormai che i luganesi vivono nel terrore, per via di quei teppisti dello CSOA. A dirlo è Boris Bignasca dai banchi del Gran Consiglio. Solidarietà al povero sindaco leghista. Nel mentre il Marco continua manco fosse un vizio. Guardate che non è mica poi così difficile organizzare in quattro e quattr’otto una squadra di benedette ruspe demolitrici. Per il bene di tutti, certo. Peccato che lo stabile dell’ex Molino era in parte abitato. 

E degli effetti personali, delle cose di quelle persone che lì ci vivevano? Dei regolari permessi per procedere con la demolizione? E dell’amianto? Prima dici che l’abbattimento è stato causato dalle continue violazioni dei molinari, poi dici che lo hai fatto per il loro bene. Dialogo, ci vuole più dialogo. Ed ecco che dal cappello a cilindro tiri fuori il coniglio. Offri loro il depuratore di Cadro, perché sei per il dialogo. Però i tuoi compagni di partito dicono anche che sono dei delinquenti con i quali non si tratta. 

Dialogo. Teppisti. Legalità. Noi eravamo e siamo per l’autogestione. Ora però basta. Ringrazia il cielo che c’è la polizia. Dispiace per il simbolo. Proattivo a chi? Parole, frasi vomitate nella speranza di stare meglio. Nella convinzione che una storia più la racconti e più sembra vera. Più stufi, annoi e si cancelli. E intanto ti chiedi qual è il costo, il prezzo di tutto questo grande show. Anche se ci sono cose che non hanno prezzo, che seguono altre logiche. Perché hanno a che fare con il cuore. Coi sentimenti. Paura. Rabbia. Stupore. 

Eppoi la curiosità. La curiosità bambina che alberga in ognuno di noi. Quella di sapere come sono davvero andate le cose. Al Bano e Romina dovranno cantare. Almeno di fronte alla magistratura lo dovranno fare. Sapremo finalmente la verità riguardo alle ruspe e alla parziale demolizione del centro autogestito luganese. Anche se già lo fa un’immagine che davvero le batte tutte. Esemplare, emblematica. Si vede la figura di un bambino, di un ragazzino che probabilmente, domenica, si è sentito dire dal babbo: “Kevin oggi niente compiti, vieni con papà che andiamo a spianare quel che resta di quel covo di brozzoni teppisti merdaioli!”, mentre Kevin, incredulo, rispondeva con gli occhi a cuoricino. Perché in ogni bimbo sotto sotto si nasconde un piccolo ruspaman.

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