Chi conosce l’insalata di rinforzo?

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Chi di voi è patrizio della Val Bavona, autoctono, celto-ligure, retico o lepontico d’origine, ignorerà probabilmente una delle tradizioni culinarie che sono forse più rappresentative del meridione: l’insalata di rinforzo.

Già il nome è tutto un programma. Alla semplice insalata, si aggiunge un aggettivo che di per se stesso ricorda questioni belliche e sta a significare che la semplice verdurina a sé stante è debole e non merita di essere presa in considerazione in solitaria.

L’insalata di rinforzo mica è un ciuffo di erbette di campo condite con poco olio e una goccia d’aceto. Rispettando la tradizione all’ingrasso del napoletano, quella che se anche dici di no ti schiaffano mappazzoni di parmigiana da mezzo chilo nel piatto, l’insalata di rinforzo è un piatto che fa venire i brividi solo a immaginarlo, perlomeno nel suo ruolo di “insalata”.

Difatti il termine insalata è un po’ fuorviante, tendendo a mascherare con parole gentili quello che è agli effetti un piatto di tutto rispetto (ritenuto “leggero” dai campani). L’insalata di rinforzo classica, è composta da cavolfiore lessato, capperi,olive, cetriolini, cipolline, peperoni dolci (tutto sott’aceto) e acciughe.

Questo piatto servito di solito durante il cenone della vigilia di Natale, va appunto a “rinforzare” una cena di magro (ah ah ah!), perché a base di pesce. Un cenone magro che in realtà è come il massacro di El Alamein, con spaghetti alle vongole, baccalà al limone e alle uvette e cavolfiori, insalate di mare e chi più ne ha più ne metta. 

Nonostante la “leggerezza” dei piatti e l’insalatina di rinforzo, garantisco che è difficile uscire indenni da un’esperienza gastronomica che raccoglie in sé tutta l’esuberanza e ubertosità dell’animo partenopeo.

Provate a prepararla, in fondo è un piatto ideale anche per l’estate. Lasciato in frigo si può consumatre anche il giorno dopo  (anzi, più passa il tempo, meglio si amalgamano i gusti)  ed è una gustosa variante alle solite insalate “elvetiche”.

Ecco comunque la ricetta per i più pigrotti:

Quantità per 6 – 8 persone
700 gr di cavolfiore
1 barattolo di giardiniera
80 gr di olive nere
80 gr di olive verdi
4 – 5 cetriolini sott’aceto qualche cipollina sott’aceto
5 – 6 filetti di acciughe
2 papaccelle (oppure mezzo barattolo di peperoni sott’aceto)
3 – 4  cucchiai di olio extravergine
3 – 4 cucchiai di aceto di vino bianco sale

Svolgimento: prima di tutto, pulite il cavolfiore e ricavate solo le cimette.

Poi bollite 10 minuti in acqua bollente, oppure cuocete a vapore. Infine scolate e fate raffreddare. Condite con olio, aceto e sale. Poi aggiungete tutti gli ingredienti, avendo cura di tagliare a listarelle le papaccelle o i peperoni oppure i sottaceto troppo grandi.

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