Chi ha vandalizzato Paride Pelli?

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L’altro giorno, qualcuno ha imbrattato il bronzeo busto di Paride Pelli, già sindaco di Lugano. Che sia una celata minaccia a Matteo Pelli per la sua nuova nomina in televisione? Una ripicca dei giornalisti de LaRegione per la nomina dell’omonimo Paride Pelli al Corriere? Ne dubitiamo.

Scrive il Corriere del Ticino: 

“I soliti ignoti hanno vandalizzato il busto di Paride Pelli, sindaco di Lugano dal 1948 al 1968. Il monumento, situato proprio in piazza Paride Pelli, è stato imbrattato con quella che sembra essere vernice. Non è la prima volta che il busto viene preso di mira e qualcuno sui social commenta lapidario: «Incivili».”

Dunque, prima di tutto un appunto: si è mai visto qualcuno che imbratta una statua e ci mette la firma? Al limite Keith Haring, ma poi lo ringrazi anche perché il tuo busto, di colpo, vale ventordici milioni di dollari. 

Appurata la logica che se uno imbratta è un ignoto fino a prova contraria, ci permettiamo di dissentire con gli esperti forensi del Corriere per quanto riguarda le loro conclusioni: a occhi più attenti, quel rosa carne che rende turgide e sensuali le labbra del Pelli, non è vernice, ma sembra terribilmente gesso. E infatti, i preposti esperti, muniti di spugnetta e acqua hanno potuto rimediare al disastro in 30 secondi circa. 

Quello che a molti, inveleniti dall’alzarsi dei toni nella questione dell’autogestione, è sembrato un intollerabile vandalismo, è molto più probabilmente il gesto innocente ed espressivo di un decenne artista in erba.

Esaustivo un utente di Facebook che, con sollievo, commenta il fatto rivelatosi una goliardata infantile: 

“Cancel culture, cancellata con un colpo di spugna”

I più maligni, potrebbero pensare che l’indignazione del Corriere del Ticino sia frutto dell’omonimia con il neodirettore della testata. D’altronde c’è un proverbio che tutti sul Ceresio conoscono. “Non si muove foglia che un Pelli non voglia”, a denotare la marcata influenza della famiglia nelle vicende luganesi.

Noi siamo comunque felici che per una volta sia bastato un colpo di spugna a far calare il velo dell’oblio su quello che sembrava l’ennesimo casus belli. D’altronde ricordate sempre: “verba volant Pelli manent”. 

Non c’entra nulla ma era divertente. E siamo sicuri che su Marte, quando e se ci arriveremo, ci sarà di sicuro un Pelli, col suo ciuffo ribelle e un sorriso a 64 denti.

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