Dalle stalle alle stelle: grandissima Svizzera

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Chi vuol esser lieto lo sia, anzi chi vuole fare il matto (senza far danno agli altri come “i raver” fascistoidi del “no vax – no mask”) lo può tranquillamente fare: ciò che abbiamo vissuto ieri, lo si vive una volta ogni mezzo secolo, o giù di lì. La banda di sbandati con la Fifa addosso vista contro l’Italia, la combriccola di anatroccoli spennati e rospi cornuti, trasformata in principi azzurri dal passo leggero al braccio delle più belle, i piedi rettangolari a forma di mazza, “las piernas quadras” come diceva Maradona, trasformati in “piernas redondas” in piedi sferici capaci di accarezzare la palla. Una metamorfosi straordinaria sotto tutti i punti di vista: tecnica, collettiva, caratteriale.

Uno per tutti, tutti per uno, tanto per smentire la feccia dei veri rossocrociati leghisti-UDC, che sui “social” li avevano insultati oltre ogni limite: mercenari, svizzeri di cartapesta diretti da un allenatore cotto, capaci di giocare solo all’indietro, verso il proprio portiere.

Intendiamoci; la squadra ci aveva messo del suo, già in entrata, con l’idea di tingersi i capelli per dare un segnale forte (“sie wollten ein Zeichen setzen”). Ancora una volta, come già in occasione degli aquilotti albanesi in maglia rossocrociata (ma nessuno glielo aveva detto), con la complicità di uno staff forte sul piano tecnico, ma in materia di comunicazione, cultura generale e di conoscenza del Paese nullo, tant’è vero che Petkovic si è scusato con una lettera pubblica.

Sullo slancio della vittoria contro la Turchia, la Nazionale ha affrontato la Francia con la calma dei forti. Senza buttar via la palla, il metodo migliore per seminare il dubbio fra le fila dei campioni del mondo in carica, non in grande spolvero, per la verità. 

I dubbi sono cresciuti quando Mbappé è stato fermato da Widmer e dagli altri difensori, tutti formidabili, trasformandosi in incubo quando Seferović ha segnato di testa su perfetto centro di Zuber al 15esimo.

Svizzera padrona del campo. Classe, sintonia fra i reparti e calma olimpica. E, quando al decimo della ripresa, è arrivato pure un rigore la partita sembrava chiusa. Ma Rodriguez, ottimo sino a quel momento, pur calciando nemmeno troppo male, era fermato da un grande Lloris.  Il contraccolpo era tremendo; in quattro minuti Benzema rovesciava il risultato, e quando a un quarto d’ora dal termine Pogba segnava il 3 a 1 con un gran tiro, nessuno avrebbe  scommesso un “Bratwurst” bruciacchiato su di noi, al massimo si poteva sperare di abbellire il risultato, ma era anche ipotizzabile che la squadra andasse a fondo.

Ma eccoci al secondo miracolo. Un po’ perché stanchi, un po’ perché appagati, un po’ per supponenza, i francesi retrocedono e il gioco ritorna in mano alla squadra di Petković che azzecca i cambi, Gavranović per Shaqiri, non brillante come contro la Turchia, ma pur sempre Shaqiri. E poi Mbabu al posto di Widmer.

E il gioco si è ulteriormente ravvivato. Seferović, grazie a un bellissimo cross fatto dello stesso Mbabu, all’81esimo ha segnato con una rete da grande attaccante, con un altro perfetto colpo di testa, e al 90esimo, servito da un grande Xhaka – migliore in campo – Gavranović ha pareggiato con una rete da grande attaccante.

Al 95esimo Coman colpisce l’incrocio dei pali; una rete francese sarebbe stata una tremenda beffa. Si va ai supplementari. Nel secondo la Svizzera soffre.

Decidono i rigori: ma se il ll nostro miglior rigorista, Rodriguez ha sbagliato, come faremo?

Con un terzo miracolo. Comincia Gavranović. Ha accettato la pesantissima responsabilità del primo tiro: freddo, sicuro, perfetto; meglio di Ronaldo, idem per Schaer e Akanji. meno per Vargas, ma la palla entra. Tocca a  Mehmedi, poco convincente, ha perso due palle che potevano costarci caro. Non trema, esecuzione perfetta.

Un momento, ma com’è che Sommer, che ha parato due rigori a Sergio Ramos nella stessa partita, non ne ha ancora parato uno? Appunto, salvo che ora tocca a Mbappé, uno dei migliori calciatori al mondo.

Non importa, Sommer ci crede. Legge il linguaggio del corpo di Mbappé, ci arriva con la mano alta, tesa, para.

 Sommer ha un dubbio: che si sia mosso in anticipo? No, o forse sì, per un millesimo forse, irrilevabile persino alla moviola del Var.

Un degno finale per una storia perfetta, irripetibile come ogni capolavoro che si rispetti. E l’hanno scritta i rossocrociati.

A Bucarest eroi per sempre.

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