Danimarca: Deportazione dei migranti

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La recente deplorevole legge danese, che vuole “esportare” forzatamente i richiedenti asilo fuori dall’Unione Europea, attacca i principi fondamentali della protezione internazionale.

Dopo il discorso della premier socialdemocratica Mette Frederiksen, fatto a gennaio 2021, nel quale ribadiva la promessa di non accogliere più i richiedenti asilo in Danimarca, il parlamento approva la legge proposta da governo di centrosinistra, sostenuta dal centrodestra, secondo la quale i richiedenti asilo presenti sul suolo danese saranno deportati in un paese terzo, dove verrà esaminata la loro domanda.

Nel caso la domanda venisse accolta il richiedente non potrà entrare o tornare in Danimarca, ma sarà autorizzato a rimanere nel paese che lo ospita; nel caso la sua domanda venisse respinta sarà il paese ospitante ad espellerlo.

Questa legge, scritta dal ministro dell’Immigrazione e dell’Integrazione Mattias Tesfaye, quarantenne socialdemocratico figlio di un immigrato etiope, approvata con 70 voti favorevoli e 24 contrari, dà uno schiaffo alla Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati, e al più recente Global Compact for Migration (GCM), Patto mondiale sulla migrazione, firmato da 164 paesi e approvato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel dicembre 2018.

Nel 2016 il governo di centrodestra danese aveva approvato, con l’appoggio dei socialdemocratici, una legge che autorizzava le autorità competenti di sequestrare gioielli e altri beni ai rifugiati per affrontare i costi per la loro accoglienza.

Facciamo notare che in Danimarca, che ci sia un governo di centrodestra oppure uno di centrosinistra, la politica immigratoria non cambia. Lo scorso mese il governo ha deciso che Damasco e tutta l’area circostante è sicura, pertanto i richiedenti asilo siriani possono ritornare nel loro paese.

Il disegno di legge approvato dal parlamento ha sollevato durissime critiche da parte dell’ONU, delle organizzazioni umanitarie e dall’UE. Filippo Grandi, Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, si dice molto preoccupato per l’effetto domino che potrebbe innescare negli altri paesi europei, che subito coglierebbero la possibilità di limitare la protezione dei rifugiati sul proprio suolo. Preoccupazione condivisa dalla Commissione europea che afferma: “Esternalizzare l’asilo in paesi fuori dall’Europa non è compatibile con il Patto per la migrazione (GCM).

In Italia Matteo Salvini ha già dichiarato che bisogna seguire l’esempio danese e invita la ministra Lamorgese ad applicare politiche alla Salvini, ossia “controlli sui chi parte e su chi sbarca, perché abbiamo bisogna di un estate all’insegna di un boom economico con turisti che pagano, non da un boom di sbarchi di turisti che paghiamo noi”.

Anche in Ticino il Consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri, in una mozione al Consiglio federale, chiede di seguire il modello danese, elaborando un progetto di legge che permetta di creare centri di accoglienza in paesi fuori all’Europa.

Martedì prossimo, il 15 giugno, i 27 ministri degli interni dell’UE si riuniranno a Lussemburgo per stilare un nuovo Patto sulla migrazione e, visto la recente mossa di Copenaghen, affronteranno le difficoltà dell’UE nel trovare un accordo condiviso per la ricollocazione dei migranti, come chiesto da Roma. Al momento solo Irlanda, Lituania e Lussemburgo si sono detti pronti ad accogliere poche decine di migranti precedentemente sbarcati sulle coste italiane.

È una vergognosa rinuncia di responsabilità e solidarietà; un paese ricco, con 5 milioni e 800 mila abitanti, che si tira indietro difronte ad obblighi internazionali verso persone in cerca di protezione. La legge approvata il 3 giugno dal parlamento danese è a dir poco oltraggiosa per ogni essere umano!

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