Di biblioteche umane e di storie

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“E se qualcuno organizzasse un’iniziativa del genere anche in Ticino? Le persone che hanno voglia di raccontare alla gente la propria storia, che vogliono trasmettere le loro esperienze e anche magari il loro dolore, sono molte più di quanto immaginiamo.” Si chiudeva così, con questo augurio un nostro articolo dello scorso anno (leggi qui) con il quale c’eravamo già occupati di biblioteche umane, della Human Library, un’idea nata vent’anni fa in Danimarca e nel frattempo diffusasi in tutto il mondo.

La Human Library è stata esportata in circa 70 paesi, perché l’idea, tanto semplice quanto geniale, che ci sta dietro è quella di dare a tutti la possibilità di raccontare la propria buona storia. Perché ognuno di noi ne ha una da raccontare. Perché è un buon modo per dare scacco matto agli stereotipi. Per abbattere diffidenze, pregiudizi e per far germogliare il dialogo. L’incontro. Perché un libro non si giudica dalla copertina. Tanto meno dovremmo farlo con le persone. 

 La Human Library di Copenhagen, cioè la primissima biblioteca vivente, ha preso in prestito un’idea che in fondo non era poi tanto distante da quella di Fahrenheit 451, il romanzo di fantascienza partorito dalla fantasia di Ray Bradbury. Le persone sono libri. La realtà che fa da sfondo a Fahrenheit 451 è quella di una società distopica in cui leggere o possedere libri è considerato un reato. Proprio per questa ragione è stato creato un corpo di vigili del fuoco con il compito di bruciare ogni tipo di volume ancora in circolazione.

Ma proprio per aggirare questo divieto, un gruppo di persone, decide d’imparare a memoria i libri, per tramandarne il sapere, la storia, senza infrangere la legge. Ognuno di loro si fa libro. Ne impara, ne interiorizza uno. Le persone si trasformano in libri, con la propria storia appassionante, unica ed esemplare. Come accade alla Human Library, dov’è possibile “sfogliare”, leggere il mondo attraverso le storie di vita di chi ci vive accanto ma che non per forza conosciamo davvero. Un gay. Un senzatetto. Una ragazza islamica.

Proprio come diceva Umberto Eco, la bellezza dei libri sta nelle tante vite che sanno farci attraversare. “Chi non legge – diceva Eco – a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è una immortalità all’indietro.” Ma è anche l’unico vero antidoto contro la caccia alle streghe, contro il tentativo di escludere tutto ciò che è diverso o estraneo da noi dalla nostre vite. 

Condividendo la mia storia, proprio come un libro aperto, posso aiutare gli altri a far luce sul mio pezzettino di mondo, cancellando paure e spezzando tabù. Ecco perché la Human Library è stata perfino riconosciuta dal Consiglio d’Europa. Ecco perché non sarebbe male averne una anche da noi, in un piccolo francobollo di terra com’è il Ticino, dove razzismo e xenofobia sono tutt’altro che merce rara, dove un tempo nemmeno poi così lontano, ad essere messi al rogo non erano i pregiudizi ma degli esseri umani in carne ed ossa. 

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