Goliath, la balena che girò l’Europa

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Non è per ritornare a parlare dell’ammasso di ferraglia di dubbio gusto (almeno questo è il personalissimo parere di chi scrive) e che rimarrà spiaggiato al Parco Ciani di Lugano fino al 12 ottobre, che torniamo a scrivere di balene. L’installazione “Echoes – a voice from uncharted waters” (leggi qui), in questo caso, è solo il pretesto da cui partire per raccontare di un’altra megattera, di nome Goliath che, qualche decennio fa, ebbe un rapporto piuttosto stretto ma anche singolare con la Svizzera italiana.

Infatti proveremo a ripercorrere in parte la curiosa storia di una balenottera azzurra, una balena di 22 metri di lunghezza e ben 68 tonnellate di peso che, nel 1954, venne uccisa a Trondheim, in Norvegia. Invece che essere squartato e ridotto a brandelli, per scopi alimentari e industriali, al povero animale però toccò in sorte un altro destino. Battezza con il nome di Goliath, di certo non un appellativo casuale viste le sue dimensioni, la balena fu prima svuotata, poi imbalsamata e infine esibita come trofeo.

Giusto per darvi un’idea delle dimensioni dell’animale fate conto che il fegato di Goliath pesava 650 chili, il cuore 550 e nella bocca, la lingua ne pesava addirittura 2’200. 300’000 furono invece i franchi che servirono per accaparrarsi e portare in Svizzera il gigante. In pratica per farne una macchina da soldi scarrozzando il cadavere della povera bestia in giro per l’Europa. Fu così che Pierre Siffert e Jean Rezzonico iniziarono la loro avventura e, quest’ultimo, era pure ticinese. 

Non a caso negli archivi della RSI è ancora possibile recuperare il documentario di Bruno Soldini intitolato “L’affare della balena svizzera” (guarda qui). Un documentario che racconta proprio le peripezie di Jean Rezzonico che, sull’arco di trent’anni, finirà per macinare chilometri su chilometri facendo di Goliath un’attrazione come poche altre se ne ricordano, soprattutto se consideriamo che i biglietti venduti per poterla vedere negli anni raggiunsero una cifra da capogiro. Quaranta milioni. 

Anche a me capitò di vederlo, il povero Goliath. Da ragazzo poco più che adolescente fui uno di quei milioni di curiosi che, di fronte a quel titano dei mari, rimasi prima di stucco e poi lì a fantasticare, a immaginare quel mondo popolato da giganti buoni che solcavano placidi gli oceani. Il ricordo, però, non è soltanto visivo. No. A impressionarmi davvero, oltre alle dimensioni di Goliath, fu il fetore, l’indelebile e penetrante puzza emanata dalla balena. 

Sarà stato perché quello era il suo naturale odore di cetaceo, sarà stato per via della putrefazione o il mix di carne marcia e formalina, fatto sta che quella puzza, oltre che a darci un assaggio di cosa e come profuma la morte, ha addirittura ispirato alcuni dei versi scritti da cantautore Vinicio Capossela che, a quella carcassa ambulante di cetaceo, ha dedicato nientemeno che una canzone (guarda il video):

Venite vedrete è arrivata la balena

Si porta sulla schiena tutta la storia del cosmo

E’ la più grande del mondo

Ma viaggia sulle ruote

E si chiama Goliath

Ha perso la vita ma ha salvato la pelle

Entrateci in bocca e vedrete le stelle

Il grande meccano dell’universo sovrano

Perché la balena è un cannone

Puntato sull’abisso del cielo

Un telescopio vivente

Tra la vita e il niente

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