Il Gatton Micino del Canton Ticino

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Il felino di cui vi voglio parlare, fusin fusetta, compie oggi dodici anni per appartenere sempre di più agli spiriti liberi, indipendenti, sapienti e anticonformisti. È un micione così strambo e particolare al punto da mettere soggezione perfino alle streghe, legate da un filo misterioso e sottilmente inquietante al mondo dei ‘miao’ che significano tutto o niente, a seconda dell’umore di chi li emette. Tralasciando per il momento le streghe, vorrei ora concentrarmi su questo gatto ticinese dal doppio nome, così bizzarro da sembrare inattendibile e quasi inverosimile.

Si chiama, che a voi piaccia o no, Gatton Micino: siamese dal pelo corto e dal sapere lungo, è nativo di Losone e conta dodici primavere tutte trascorse nella imperturbabile attesa delle estati che rappresentano la fiabesca anticamera degli autunni, carichi di sbadigli cosmici destinati a lusingare l’avvento degli inverni, dove ci si acciambella infiacchiti e svigoriti alla fiamma del camino.

Il tipo in questione non sopporta l’idea di un padrone istituzionale, avendo più volte fatto intendere di preferire ampiamente il termine di “socio” o di ” compagno di crocchette”: la filosofia del pensatore con le vibrisse e con la coda che adesca la gatta sul tetto che scotta è imperniata sulle solide basi di un pacifico socialismo, volto a perseguire una nuova organizzazione domestica  basata su una più equa ripartizione della proprietà privata  che decreta l’uso della bistecchiera per chi paga le utenze e l’utilizzo della lettiera per chi rivendica determinate esigenze.   

Il bipede, compare degli inesausti pisoli pomeridiani, adora leggere Mark Twain, un cervello fino che di umorismo ne aveva piena la bisaccia, al punto di scrivere in un giorno di grazia particolare che “se fosse possibile incrociare l’uomo con il gatto, la cosa migliorerebbe l’uomo ma di certo peggiorerebbe il gatto.”

E veniamo alla spiegazione di un nome per lo meno eccentrico e inusitato, pescato dal mazzo della ispirazione più fervida in una notte di luna piena quando una prolifica gatta partorì, dentro una cesta che pareva una clinica super attrezzata,  sette curiosi esserini, già miagolanti all’alba e già predatori di latte nel primo pomeriggio. 

Beh, nella truppa dei neonati militava un peperino con straordinari richiami al peperone: si annodava e si snodava, si raggomitolava e si stirava, si inarcava e si allungava per poi appallottolarsi come se volesse calamitare le attenzioni del nuovo enigmatico mondo , ostentando una rotondità fatta di ciccia in eccesso, comunque spalmata con armonico successo, dal muso alla coda o viceversa, a seconda delle varie correnti di pensiero sulla comparazione delle estremità.

Questo ponfo da sbarco, trasformista della primissima ora, si presentava al mondo come un precoce gigante, un Pollicino gonfiato a palloncino: quasi fisiologico battezzarlo con un appellativo stupefacente che condensava un grottesco ambo sulla ruota di una movimentata nottata da clinica dei miagolamenti.

Gatton Micino resta la risultanza di una fulminante e fulminata pensata e la fatidica scelta decretò di fatto un futuro di originalità e di eccentricità, di polputa astuzia e di trasognata arguzia, di corposo acume e di nobilissima doppiezza.

Non passa anno che il suo collega di vita, ora residente a Mendrisio, non si organizzi per accompagnarlo in quel di Losone: una occhiata al fiume Maggia ( sempre nella infantile speranza di vedervi scorrere assonante formaggia ), una visitina alla Grotta dei Pagani ( un rifugio di epoca preistorica dove i gatti, mezzi selvatici e mezzi lunatici, si rintanavano imperando la ribaltata regola dei topi giganti ) e soprattutto una prolungata e quasi mistica sosta davanti alla Fontana di Guglielmo Tell.

Gatton Micino adora osservare l’eroe con la balestra appoggiata alla spalla e con uno sguardo che punta verso l’Oltre, mentre il suo pargolo lo osserva colmo di tracimante gratitudine.

Il siamese ticinese resta regolarmente ipnotizzato dalla scritta: ” 1307-1895 , Wilhelm Tell ” e a chi lo osserva monta il dubbio che i suoi poteri magici, serpeggianti fra gli infrasuoni e gli ultrasuoni, gli permettano di percepire il secco sibilo del dardo , il fatidico impatto sulla mela e lo spappolarsi della polpa che fa un rumore inevitabilmente pomoso ” Frash”.

E non fu una delizia.Gatton Micino capta gli echi della vicenda in trance felina, immobile come un predatore di ombre lontane mentre le sue unghie retrattili spuntano all’improvviso, quasi a voler ghermire la grandezza di una storia che fa le fusa al mito. E alla fine scuote il testone, pensando alla moltitudine di quegli umani che per centrare il buco devono alzare la tavoletta, affinché la via non appaia toppo stretta. 

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