Il volontariato candidato a patrimonio Unesco

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Dai liutai di Cremona ai tenori sardi, passando per l’opera dei pupi siciliani e la dieta mediterranea. Ma non c’è solo l’arte di saper fare la pizza napoletana, c’è per esempio anche quella dei più nostrani muretti a secco, c’è l’alpinismo e, pensando al Ticino, vanno ovviamente ricordati i Trasparenti della processione del venerdì santo di Mendrisio. Ma questi sono solo alcuni dei beni immateriali riconosciuti dall’Unesco come patrimonio immateriale dell’Umanità. E alla lista potrebbe aggiungersi presto anche il volontariato. 

La sua candidatura a “bene immateriale dell’umanità Unesco” arriva dalla città di Padova che ha ricoperto il ruolo di capitale europea del volontariato nel 2020. Fu proprio nella città veneta che, nel febbraio dello scorso anno, il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella definì il volontariato come “un’energia irrinunciabile della società”, una risorsa diventata ancora più preziosa e irrinunciabile soprattutto nel corso della pandemia. Anche in Svizzera.

Nella Confederazione, a restituircene l’importanza, è l’Osservatorio del volontariato che non si limita a quantificare il volume delle attività prestate, ma rileva anche la gran varietà di forme d’impegno e i differenti settori d’attività. L‘impegno della popolazione svizzera vede il 39 percento degli abitanti, a partire dai 15 anni, attivo nel volontariato formale all‘interno di associazioni e organizzazioni. Mentre il 46 percento è attivo nel volontariato informale.

In pratica quasi uno svizzero su due presta servizi di assistenza e cura al di fuori di associazioni e organizzazioni, aiutando altre persone o collaborando ad eventi e progetti. La Svizzera è il paese delle associazioni. I tre quarti della popolazione sono membri di un‘associazione o di un‘organizzazione di utilità pubblica. Anche le donazioni rappresentano una forma di volontariato e il 71 percento fa abitualmente offerte in denaro in sostegno delle attività più disparate. Infine il 7 percento è anche donatore di sangue.

Una vera e propria rete sociale – si legge nel documento diffuso dal comitato di Padova capitale europea del volontariato -, indispensabile per costruire quel cambiamento nelle priorità del nostro vivere civile per non farci trovare impreparati di fronte alle nuove domande sociali e per garantire la qualità della nostra democrazia, sempre più bisognosa di un’educazione al bene comune”. Il volontariato come risposta e argine a certe forme di sfruttamento e di precariato tipiche della gig-economy, cioè dell’economia “dei lavoretti”.

Per sua stessa natura il volontariato si poggia e si fa sponsor di un impegno gratuito e disinteressato. Le persone che incarnano e svolgono le più disparate attività di volontariato portano in sé e fanno vivere principi essenziali per il confronto, l’incontro e il dialogo fra le diverse componenti spesso conflittuali che animano le nostre società. Perché il principio di solidarietà, nutrito da una forte sensibilità per l’interesse altrui e la ricerca del bene comune, è una risorsa da coltivare e preservare, anche riconoscendolo patrimonio di tutti, grazie al bollino di qualità Unesco.

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