In… alla balena

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Il cinquantaseienne Michael Packard, pescatore di aragoste, se ne stava immerso nel mare al largo di Cape Cod, una penisola che si allunga nell’Oceano Atlantico a sud est di Boston.

Il bottino pareva buono e ai ristoranti del Massachusetts sarebbero state garantite cene ritmate da chele polpute e rossi carapaci da spolpare con liturgica devozione poi, all’improvviso come in un adrenalinico film del brivido, ecco che il sub si è ritrovato in un aspirante tubo dove non era dato di vedere un accidente se non la compattezza di un nero più nero della pece, tra il pulsare di mille sommovimenti.

Al pari di Giona nel ventre della balena , Michael ha sperimentato un caso di claustrofobia da ingoio fra le onde  mentre una violentissima corrente, forse contornata di plancton, lo proiettava all’interno di un pozzo animato: “Improvvisamente, ho sentito come un potente spintone, poi il buio totale”.

E se all’inizio ha pensato di essersi involontariamente ficcato nell’antro di un enorme squalo bianco, ha gradualmente realizzato di non captare attorno alla sua muta micidiali rostri di denti aguzzi  mentre la concitate mappatura del suo corpo non gli segnalava ferite di sorta o mutilazioni.

A quel punto, un punto fortunatamente non ancora morto, la spiegazione più plausibile lo ha indirizzato verso la ipotesi di essere stato inghiottito da un monumentale sbuffante cetaceo che un umano sentimento di rivalsa consigliava di ritradurre in carpione, vendicandosi e facendone un “acetaceo”.

L’involontaria quanto mortificata corazzata del mare era di fatto una megattera, traccheggiante con il suo cospicuo tonnellaggio dalle parti di Cape Cod.

Al di là di certe divagazioni flebilmente sdrammatizzanti, certo la situazione stava proponendo una tragedia impensabile e altamente imprevedibile: “Ho pensato tra me e me, non ho modo di uscire da qui. E’ finita, sono morto.

L’angoscia infinita dello sfigatissimo pescatore di aragoste non poteva sperare di sconfinare nei salvifici lembi di storie a lieto fine, visto che di Geppetti non ne circolano poi molti se non nelle pagine dell’impareggiabile libro di Collodi.

All’ingabbiato Packard non restava che giocarsi le ultime disperate e convulse carte, nella speranza di pescare un jolly tanto improbabile quanto miracoloso. È stato perciò un attimo attivare la scompigliata, incasinata e annaspante danza dell’ultima lotta per la buona sorte della ghirba.

La balena, sentendosi scombussolare platealmente le periferie della trachea è di conseguenza risalita in superficie, piuttosto infastidita e oceanicamente contrariata: chi cavolo mai stava propagando nei suoi spazi interni gesti sussultori e scomposti, pizziche annaspanti, scalpitii imbizzarriti, tremebonde convulsioni da vomito da flutto?

L’impronosticabile è a volte di una bellezza indescrivibile e l’immane mammifero, stufo degli insopportabili borbottii da gargarismi , si è alla fine deciso a sputare il corpo estraneo che si era indebitamente infiltrato nel suo labirinto anatomico.

Michael Packard , sfrattato da una megattera per conclamati motivi di incivile caciara, ha calcolato di essere rimasto intrappolato nella bocca del gigante per una quarantina di secondi.

Una eternità carica di angoscia, panico, sbigottimento e cupa rassegnazione: la fifa è stata espulsa con un gran colpo di tosse , mentre i fazzoletti dei tanti curiosi di Cape Cod sventolavano una inedita bandiera bianca che non evocava la resa.

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