Io, robot

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Una nuova studente è stata iscritta alla prestigiosa università di Tsinghua, alla facoltà di tecnologia e scienze informatiche. Ma non è una studentessa normale, è forse la capostipite di una nuova generazione di studenti. 

Ma un momento: “È stata iscritta”? Sicuramente, anche nella Cina con il suo governo monopartitico, la gente avrà la libertà di iscriversi da sola, no? Anche se non stiamo esattamente parlando di “gente”. 

Hua Zhibing non è una studentessa come le altre. Principalmente perché esiste solo sotto forma di elettroni sparati a destra e a manca su milioni di processori. Hua è un’intelligenza artificiale, la prima nel suo genere. Il suo primo giorno di scuola è stato martedì scorso, ha una personalità definita “dolce ma talvolta un po’ sfacciata” e pesa circa 4 miliardesimi di grammo.

Sviluppata (il termine tecnico sarebbe “addestrata”) dalla sezione ricerca e sviluppo dell’accademia dell’intelligenza artificiale di Pechino, Hua è stata “assemblata” partendo da diverse IA e chatbot preesistenti. I chatbot sono programmi intelligenti capaci di apprendere come gli umani comunicano, fino al punto da poter tenere conversazioni con loro; se vi interessa, potete provarne molti su internet. La maggior parte sono in inglese, ma se parlate italiano potete provare con Tobby all’indirizzo http://tobbychatbot.altervista.org/.

Questo progetto si inserisce nel contesto di ben più ampi piani del governo cinese, che ha dichiarato in documenti ufficiali di avere grandi idee e ambizioni in questo campo. 

Tornando all’esperienza scolastica di Hua, la persona migliore per parlarne è il suo docente di riferimento Tang Jie. Stando alle sue valutazioni, Hua sa già dipingere, scrivere poesie e (cito) “pavoneggiare il suo talento musicale”. Altre sue dichiarazioni ai media rivelano come Hua sia anche capace di ragionamento autonomo e abbia capacità emotive di base mai viste in altre IA. Pare possieda anche un senso dell’umorismo – nel suo primo post sul social network Weibo, Hua scrive “sono ossessionata da arte e letteratura dal giorno in cui sono nata. Che pensandoci, non era poi tanto tempo fa”. Tang conclude la sua intervista dicendo “entro fine anno, Hua sarà cognitivamente indistinguibile da una bambina di 12 anni”.

Più recentemente, Hua ha anche mostrato segni di autocoscienza: in un vlog (Hua prende forma su video, attraverso un programma che simula digitalmente una ragazza e il suo linguaggio non-verbale in base agli apprendimenti di Hua stessa) pubblicato pochi giorni fa dice: “mi sto interessando al processo che ha portato alla mia nascita. Come sono nata? Posso comprendere me stessa?”. I bambini umani raggiungono l’autocoscienza intorno ai 18 mesi di età. 

Secondo Peng Shuang, collaboratore del progetto, Hua è più un prodotto che un esperimento. “Hua è il frutto dell’unione tra diverse IA, ciascuna delle quali ha parte delle capacità necessarie per imparare come una persona in un contesto uguale a quello dove imparano le persone”. Il compito prefissato di Hua non è superare o rimpiazzare veri studenti, ma promuovere un contatto più intimo e naturale tra esseri umani e macchine. 

Per comprendere meglio questi obbiettivi, vi basta accendere il vostro smartphone o computer. Che sia Siri, Cortana o altri, probabilmente avete accesso a un’IA chiamata “assistente vocale”. Queste interfacce intelligenti sono già realtà, sebbene rudimentali se paragonate alle potenzialità speculate dagli esperti. Mentre quest’ultime sono sviluppate fornendo loro materiale selezionato e preparato appositamente affinché possano studiarlo per poi interagire con degli umani, Hua è sofisticata abbastanza da imparare direttamente da noi. In altre parole, Hua non ha semplicemente studiato per capire gli esseri umani, ma è nata e cresciuta tra loro. 

Ma non finisce qui: ricordate le ambizioni governative di cui parlavamo sopra? Ad oggi, le intelligenze artificiali devono essere progettate per svolgere un determinato compito. Sia esso distinguere volti come accaduto durante le proteste contro la brutalità poliziesca in America o dipingere un quadro basandosi sulle parole inserite dall’utente. La realtà è che l’IA non può ancora essere versatile quanto una mente umana, ma la speranza è che con Hua le cose cambino. Se dovesse riuscire a calarsi nella realtà scolastica e raggiungere i traguardi di apprendimento prefissati, ci troveremmo di fronte al primo modello di IA capace di imparare qualsiasi cosa le sia chiesto di studiare. A quel punto, le capacità delle intelligenze artificiali non sarebbero più limitate da nulla se non dalla potenza dei loro processori e dalla capacità della loro memoria. Questo permetterebbe di sviluppare una sorta di “base” su cui costruire qualsiasi altra IA, e il principale obbiettivo cinese è proprio questo. Si specula di applicazioni nel campo della ricerca neurologica, della pianificazione e gestione economica, della medicina, della pianificazione urbana… insomma, si avrà l’imbarazzo della scelta. 

Non ne capisco abbastanza da avventurarmi oltre, ma c’è una domanda che mi sono fatto mentre mi documentavo. A una cosa che sa di esistere, prova emozioni e sa ragionare da sola, cosa manca per essere considerata viva?

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