La Colombia ormai nel caos

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La Colombia sta sprofondando nel caos e la situazione dell’esecutivo guidato da Ivan Duque*, è fuori controllo.

Venerdi scorso, per celebrare un mese di proteste, in tutto il Paese migliaia di persone hanno partecipato a manifestazioni antigovernative dove i violenti scontri con la polizia hanno causato la morte di decine di persone.

In un messaggio televisivo il presidente nazional conservatore aveva annunciato che, a partire dal 29 maggio, il governo avrebbe attuato il “massimo schieramento” di militari accanto alla polizia nazionale, per un totale di 7 mila unità, compresi membri della marina.

Le proteste contro Duque e la sua proposta fiscale, nota come “legge di solidarietà sostenibile” presentata il 5 aprile, sono in atto dal 28 aprile.

Con questa riforma il governo intendeva aumentare l’IVA e ampliare la base dei contribuenti riducendo l’importo minimo oltre il quale si inizia a pagare l’imposta sul reddito.

La manovra, nata per far fronte all’enorme deficit pubblico, è stata annunciata mentre il paese sta affrontando la peggiore recessione degli ultimi 50 anni, con una flessione di 6.8% del Pil nel 2020.

Secondo i manifestanti la riforma fiscale avrebbe creato ulteriore povertà nella popolazione, schiacciata da una economia in declino e dalla crisi sanitaria in corso; cinquanta milioni di abitanti con 25’090 casi infetti in un solo giorno (27 maggio), e 87’747 decessi.

La protesta popolare antigovernativa, iniziata verso la fine di aprile e sfociata nella violenza, ha spiazzato il governo, motivo per cui il presidente si è tirato indietro e il 2 maggio ha sospeso la riforma mentre il ministro delle finanze, Alberto Carrasquilla, si dimetteva.

In un mese di scontri il governo ha annunciato la morte di 17 persone, mentre gli organizzazioni pro diritti umani e l’Human Rights Watch stimano una cifra di 63 morti, oltre 800 feriti da arma da fuoco e 500 persone scomparse.

Il ministro della difesa ha incolpato “presunti elementi terroristi” infiltrati tra i manifestanti, notizia subito smentita da diversi video amatoriali diffusi sulle reti sociali, i quali mostrano poliziotti che picchiano brutalmente i manifestanti, agenti che sparano ad altezza d’uomo, violente retate e cacce all’uomo anche nelle abitazioni. Nell’occhio del ciclone finiscono la famigerata squadra antisommossa ESMADA e gruppi paramilitari legati allo Stato.

Al momento il dialogo tra il governo e i leader della protesta, appartenenti a sindacati e ad associazioni studentesche che hanno formato il comitato del Paro Nacional, è in fase di stallo; il comitato accusa lo stato di aver dichiarato guerra ai colombiani nel tentativo di far passare le politiche neoliberiste del presidente, con l’eliminazione della sanità pubblica, la privatizzazione delle pensioni e la riduzione del salario minimo, imponendo una tassa del 19% sugli alimenti base.

Il comitato chiede al governo l’introduzione del reddito di cittadinanza, pari opportunità per i giovani, la fine delle violenze della polizia, la moratoria sui pagamenti dei mutui e dei servizi pubblici, e più diritti alle donne.

Il popolo colombiano è attualmente allo stremo con un tasso di povertà al 42%; la pandemia ha ulteriormente fatto vacillare una società afflitta dalle piaghe di una politica clientelare.

La comunità internazionale ha condannato la repressione delle proteste antigovernative e l’Alta Commissaria per i Diritti Umani, Michelle Bachelet, ha chiesto una inchiesta indipendente sui fatti colombiani dichiarando: 

“È essenziale che coloro i quali si presume siano coinvolti e responsabili di morti e feriti, inclusi funzionari governativi, siano oggetto di un’inchiesta rapida ed efficace, indipendente, imparziale e trasparente”.

*Ivan Duque Marquez, è un giovane avvocato, presentato dal partito populista conservatore nazionale, Centro Democratico. Vince le presidenziali nel 2018 con il 53.98% dei voti, appoggiato da ambienti imprenditoriali. Appena ha assunto la carica di capo esecutivo entra a far parte della NATO, diventando cosi l’unico paese dell’America Latina all’interno dell’Alleanza Atlantica, appoggiato da Washington. Il 21 novembre 2019 affronta il primo malcontento generale del popolo che, con scioperi e proteste, contesta una serie di riforme neoliberiste che avrebbero reso i poveri colombiani ancora piu’ vulnerabile e senza protezioni sociali.

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