La democrazia e la zappa sui piedi

Pubblicità

Di

A fine maggio l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) ha pubblicato un documento sul processo necessario per la decarbonizzazione del pianeta entro il 2050. È un po’ come se le volpi decidessero di diventare vegetariane, perché l’Iea è stata creata negli anni ’60 per sostenere e promuovere l’uso delle energie fossili (leggi qui sotto).

Alcuni giorni dopo, sia la Commissione europea, sia McKinsey, hanno quantificato il percorso per salvare il pianeta dal disastro entro il 2050: non sarà indolore ma è fattibile. E noi in Svizzera cosa facciamo? Decidiamo che vogliano continuare ad avere acqua inquinata, utilizzare pesticidi e antibiotici e che ridurre il CO2 non è un nostro affare nostro. 

Il risultato di questa votazione è un serio problema della particolare democrazia svizzera, che bisognerebbe in qualche modo correggere. Prendiamo la legge sul CO2, frutto di lunghe discussioni e compromessi, accettata dal parlamento ma rifiutata dalla popolazione. Com’è possibile? Di fronte a un tema complesso, che richiede conoscenze scientifiche, gli oppositori hanno fatto leva su argomenti futili come i costi che sarebbero andati a carico delle periferie o il fatto che il nostro “contributo” all’inquinamento globale è irrisorio. Si sono ben guardati dallo spiegare che i costi da sopportare in futuro potrebbero essere bene superiori ai circa 100 franchi annui (non dimentichiamo che la temperatura media annua in Svizzera ha quasi raggiunto i 2 gradi, ben più dei paesi che ci stanno attorno) e che la tassa sul C02 – che in ogni caso si dovrà pagare indirettamente a seguito dell’inevitabile aumento del prezzo dei certificati – prevedeva tutta una serie di ristorni a beneficio di tutti e anche – e forse soprattutto – delle periferie.

Stessa strategia per le due iniziative “agricole”, anche se in questo caso il processo “di riconversione” è già stato intrapreso dal governo seppure in misura meno marcata rispetto alle proposte degli iniziativisti. Tuttavia, la strategia dei contrari è stata la stessa, puntando su elementi fuorvianti – come la futura mancanza di prodotti locali in caso di accettazione – invece di affrontare il nucleo del problema che è quello della qualità della nostra qualità vita, del futuro dell’agricoltura e della nostra alimentazione oltre, naturalmente, quello delle future generazioni.

Spesso si sente dire che il popolo ha sempre ragione. Ma è veramente così? Il tema è complesso e delicato. Nell’era delle informazioni lampo e delle “fake-news” il popolo (elemento in realtà indefinito e complesso) ha ancora gli strumenti necessari per decidere con cognizione di causa? Sono cosciente che un discorso simile possa apparire elitario e antidemocratico, ma il tema della salvaguardia della democrazia prima o poi dovrà essere affrontato, perché non è accettabile che decisioni fondamentali vegano decise “di pancia” e soprattutto da una minoranza della popolazione. Infatti, l’altro problema è che spesso oltre la metà degli aventi diritti di voto non si esprimono, cosa di per sé preoccupante ma che dovrebbe essere seriamente approfondita. Perché una parte consistente della popolazione non si interessa di politica? La motivazione ricorrente, se chiedete a chi diserta le urne, è: “tanto non cambia mai nulla” o altre varianti simili. Capire l’astensione, dovrebbe essere una delle principali preoccupazioni della classe politica e dei media. Se guardiamo, ad esempio, alcune trasmissioni politiche, costatiamo che sembrano un dibattito esclusivo perenne tra le stesse persone, che dicono sempre le stesse cose. Questo certo non aiuta la coscienza e la cultura politica.

Forse un maggior ruolo della democrazia parlamentare sarebbe auspicabile anche da noi. Se non altro gli eletti in parlamento devono – che più chi meno – approfondire e, nelle commissioni, studiare i temi in discussione spesso per mesi se non per anni e quindi, pur da posizioni diverse, hanno la possibilità di prendere decisioni più ponderate. Poi, ogni 4 anni, il popolo ha la possibilità di rieleggerli o di lasciarli a casa. Un primo passo potrebbe quindi essere quello di abolire il referendum o di perlomeno aumentare il numero delle firme da raccogliere, ad esempio, al 5% degli aventi diritto di voto. Ma naturalmente la soluzione non può che essere un processo articolato, ma necessario.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!