La rivoluzione del Cardinale Marx

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Il cardinale tedesco Reinhard Marx ha dunque presentato al Papa le sue irrevocabili dimissioni. ” La Chiesa cattolica è arrivata a un punto morto” dichiara l’Arcivescovo di Monaco e Frisinga, che con questo clamoroso gesto intende dimostrare, con indomito coraggio e invidiabile lucidità, che non è l’incarico ad essere in primo piano ma piuttosto la missione del Vangelo, soprattutto quando l’esondazione degli scandali sessuali travolge argini e scranni istoriati.

Che una omonimia di cognomi rischiasse di creare confusione, ritengo risieda nella normale anormalità di questo accadimento, ma lui, il cardinale presbitero di San Corbiniano, porta inequivocabilmente un altro nome, scacciando con il suo Reinhard inquietanti ipotesi di rivisitazioni nei riguardi del gigantesco Karl che resta comunque l’autore de “Il Capitale” giustamente considerato, anche nell’epoca dei mordi e fuggi su Marte, il testo chiave del marxismo.

Mentre Reinhard descrive come “La Chiesa in Germania stia attraversando dei momenti di crisi” certamente per innumerevoli motivi ma sostanzialmente per un eclatante “personale fallimento” , Karl seguita a rappresentare il faro certo che identifica nel capitale variabile il denaro liquido investito negli strumenti della fabbrica mentre indica la rotta verso riva, scrutando il plusvalore che cresce florido dal plus-lavoro del salariato, ovviamente in relazione a quanto il dinamico capitalista investe in salari.

Ma intanto in Vaticano lievita l’apprensione e serpeggiano forti venti di sgomento nell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga: la faccenda è indubbiamente grossa , addirittura quasi esagerata e viene a scompigliare certi equilibri faticosamente composti e ricomposti sotto la meravigliosa simmetria della cupola di San Pietro.

Quando si parla di bancarotta morale c’è poco da ballare del manico e gli spazi di rammendo restano veramente esigui.

L’intrepido Reinhard picchia duro ,scardinando certe zone di episodica quiete per altro forse mai virtuosamente imperante : “Sostanzialmente per me si tratta di assumersi la corresponsabilità relativa alla catastrofe dell’abuso sessuale perpetrato dai rappresentanti della Chiesa negli ultimi decenni. Le indagini e le perizie degli ultimi dieci anni mi dimostrano costantemente che sono stati sia fallimenti a livello personale che errori amministrativi, ma anche un fallimento istituzionale e sistematico.”

Un messa cantata, quella di Marx, con parole più pesanti di certe barocche espressioni del latinorum tardo medioevale, e un accorato appello all’assunzione di corresponsabilità, più volte disinvoltamente rigettata rifiutando qualsiasi tipo di riforma e innovazione per quanto riguarda il radicato e non certo decrescente fenomeno legato all’abuso sessuale.

La lettera indirizzata al Santo Padre evidenzia una frustrazione quasi disperata, forse condensata in un paio di righe così infiammabili da rischiare un rogo ecumenico: “Avverto con dolore quanto sia scemata la stima nei confronti dei vescovi nella percezione ecclesiastica e secolare, anzi, probabilmente essa ha raggiunto il suo punto più basso”

Il silenzio, le omissioni, gli aggiustamenti, i dirottamenti adottati nei troppi casi di scandali e di sopraffazioni fisiche e mentali gridano giustizia, mentre la trascuratezza e il disinteresse per le vittime disarmano quotidianamente, ed esigono la svolta di una crisi forse attenuabile solo attraverso la “via sinodale”, che recuperi la spiritualità. 

Il progetto di uno stravolgimento radicale potrebbe rappresentare una salvifica rivoluzione, dopo le esternazioni del tenace alto chierico strenuamente determinato.

Che si stia profilando all’orizzonte un nuovo Capitale elaborato da un inedito Marx del 2021? 

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