La seconda ondata africana

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Negli ultimi tempi, nelle ricche nazioni occidentali, sembra vedersi una luce in fondo al tunnel per quanto riguarda la pandemia. Pochi contagi, ancora meno morti, bar e locali che lentamente riaprono… Ma a livello globale l’emergenza è tutt’altro che finita. 

L’India, ad esempio, è in una situazione di grave crisi. Manca ossigeno, mancano letti e manca persino lo spazio per seppellire i morti, che ora vengono spesso arsi su pire. Di recente l’istituto indiano per la regolamentazione dei medicamenti ha approvato il vaccino Covaxin, prodotto in fretta e furia dall’azienda indiana Bahrat Biotech, senza che fossero svolti i test normalmente richiesti. Una misura disperata per una situazione disperata – ma secondo alcuni esperti, l’India potrebbe non essere lo scenario peggiore.

Un continente stranamente “risparmiato” dal Covid (in termini numerici) è stato quello africano. I numeri sono stati insolitamente bassi (un caso ogni 500 persone in Africa contro uno ogni 20 negli Stati Uniti) e, un po’ in sordina, l’Africa l’ha “scampata”. Si era inizialmente previsto che le pessime condizioni sanitarie e la densità delle città africane avrebbero fornito un habitat ideale al virus, e si temeva una vera catastrofe per il continente. Per una serie di ragioni che vanno dal clima al minore volume di traffico internazionale il disastro non si è verificato.

Ma le avvisaglie di una seconda ondata in Sudafrica e la comparsa di nuove varianti del virus non promettono nulla di buono. La stragrande maggioranza delle nazioni africane era e rimane sprovvista delle capacità e dei materiali necessari a montare una difesa contro il virus. La comparsa e diffusione di mutazioni del virus più resistenti a climi caldi potrebbe avere conseguenze inimmaginabili per il continente, soprattutto se consideriamo la possibilità di tassi di mortalità e trasmissione nettamente più alti rispetto a quelli osservati in Occidente, dovuti alla diversa qualità delle cure. Secondo l’economista Abhijit Banerjee, “Prepararsi adesso potrebbe darci una possibilità di combattere e evitare che l’incubo indiano si ripeta in tutta l’Africa”.

Un fattore determinante nella lotta al Covid in Africa sarà la disponibilità o meno di vaccini – poche nazioni africane hanno la capacità di svilupparne, e ancora meno hanno la capacità di produrne su larga scala. In India, come si diceva sopra, si sta tentando di risolvere questo problema producendo un vaccino sviluppato e testato più velocemente possibile, e che difficilmente avrà efficacia e sicurezza paragonabili alle controparti americane, europee o cinesi. 

La situazione indiana, e verosimilmente quella africana in futuro, può essere inserita nel più ampio contesto della “politica vaccinale”, ovvero tutto il sistema di giochi di potere economici e diplomatici attuato da nazioni che il vaccino ce l’hanno o vorrebbero averlo. Persone come Bill Gates si sono adoperate per fare in modo che il brevetto del vaccino fosse privatizzato, rendendone l’acquisto monetariamente fruibile a nazioni più povere. Allo stesso tempo, nazioni come gli Stati Uniti, stanno ammassando dosi che non saranno necessarie. Noi stessi abbiamo ordinato oltre il doppio delle dosi che ci servono.

Una scialuppa di salvataggio per l’Africa potrebbe essere il vaccino cinese Sinopharm, dichiarato un “bene pubblico per tutta l’umanità” dal governo e specificamente studiato per essere facilmente e economicamente producibile in grandi quantità a fronte di un’efficacia non assoluta, ma sufficiente a ottenere l’immunità di gregge. L’India ad oggi rifiuta questi vaccini per via di tensioni geopolitiche con la Cina.

Il programma Covax, che si pone l’obbiettivo di amministrare 600 milioni di dosi in Africa, non sta ottenendo i risultati sperati. Nonostante gli sforzi, l’Africa rimane ferma a 2 vaccini ogni 100 persone contro una media di 24 su 100 a livello globale. Gli sforzi del programma sono stati vanificati da una sempre più notevole carenza di vaccini a livello globale.

Un altro elemento che potrebbe rendere la situazione ancora più difficile è stato discusso nel mio articolo di una settimana fa (leggi qui sotto)

Le riserve idriche del continente africano non sono in un buono stato, e non stanno migliorando. La carenza di queste e altre risorse potrebbe mettere a dura prova la resilienza e la stabilità di paesi africani già non celebri per la loro solidità politica. 

In ogni caso, noi gente comune non possiamo che guardare. Guardare, e sperare che questi anni non finiscano nei libri di storia come ennesimo esempio di come l’occidente abbia fallito nei confronti del continente nero.  

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