Lega: offesi dai “brozzoni”

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La storia dell’ex Macello e dell’autogestione ha degli strascichi che sfociano nel ridicolo. Che siano i leghisti, piccati, a lasciare l’aula del Gran Consiglio per le “violenze” dei Molinari è da scompisciarsi.

“Fino a quando il Gran Consiglio non condannerà fermamente queste violenze, il gruppo della Lega non parteciperà alle sedute. Non riteniamo di poter continuare ad esercitare il nostro mandato democratico se sottoposti a costanti minacce per la sola colpa delle nostre idee”.

Mi immagino quanto siano disperati alla presidenza del Gran Consiglio dell’assenza leghista. 

Questo agire da parte del partito che negli anni ha inanellato minacce, denunce per diffamazione (a centinaia), prepotenze, membri arrestati per diversi reati, carovane della libertà con perturbazione del traffico, incitamento a violare la legge e taglia sui radar, col presidente che si metteva a sparare col fucile militare dal balcone…beh, ci lascia un tantino perplessi.

E se ridiamo, è per non piangere. Che il partito che ha degradato il dialogo politico in Ticino e che ogni domenica, per anni, ha perseguitato persone innocenti facendo mobbing e creando esaurimenti nervosi, venga oggi a frignare perché i Molinari hanno minacciato il loro sindaco, è di un patetico che la morte della mamma di Bambi sembra un film di Alvaro Vitali. 

Leggiamo dal comunicato leghista:

“Nel contempo condanniamo la violenza dei teppisti dello CSOA che hanno solo negli ultimi mesi perpetrato tutta una serie di inciviltà e di reati: perturbazione del traffico ferroviario, lesioni ad una giornalista, occupazione di stabili altrui privati e pubblici, manifestazioni non autorizzate, minacce, danneggiamenti, sommossa, aggressioni ai danni delle forze dell’ordine e tanto altro. Per questa ragione abbiamo deciso di abbandonare l’aula del Gran Consiglio perché non riteniamo di poter continuare ad esercitare il nostro mandato democratico se sottoposti a costanti minacce per la sola colpa delle nostre idee”.

Il resto del parlamento sicuramente si straccerà le vesti per l’assenza leghista, che lascia un vuoto istituzionale simile a un buco nero.

Decenni di Mattino della Domenica, di insulti, di diffamazioni – che erano fruttate al precedente direttore, Giuliano Bignasca, più di duecento querele, e per le quali non ha mai fatto un giorno di galera – hanno invelenito a oltranza il clima politico e sociale del nostro Cantone.Se possiamo certo criticare insulti e minacce a chicchessia, non siamo certo solidali con un sindaco che ha raso al suolo con le ruspe e con l’inganno il centro autogestito di Lugano. Men che meno si può essere solidali con gente che ha fatto del pubblico ludibrio mediatico la sua maggiore arma politica, l’ultimo esempio? Il titolo del Mattino di Domenica scorsa: 

“Finalmente è sgombero!

Ex Macello di Lugano: Era Ora! La polizia ha sloggiato i brozzoni autogestiti” (leggi qui sotto).


Poi questa gente si lamenta se vola qualche “stronzo” sotto la casa del sindaco. Ma gioire per i “brozzoni” sloggiati, quello sì, si può. 

Siamo stufi delle frigne di questa Lega, che in decenni ha solo dimostrato di essere altrettanto se non più poltronara degli altri partiti e che tira manganellate a destra e a manca e poi piange se qualcuno gli da un calcio in uno stinco.

Se Borradori non voleva alzare il livello dello scontro avrebbe dovuto cercare il dialogo, trovare un mediatore (come proposto da PS e verdi) e cercare la quadratura del cerchio. 

È difficile? 

Benvenuti nel mondo reale, fare il sindaco non è solo tagliare nastri e bere spritz con hostess compiacenti.

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