Marco Borradori direttore del circo

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Venghino siore e siori a vedere lo spettacolo più incredibile del mondo! Il funambolo Marco Borradori e la trapezista Karin Valenzano Rossi, vi stupiranno con volteggi e incredibili ed equilibrismi al limite dell’immaginabile!

Perché è veramente un circo, quello che ha piantato le tende a Lugano in queste settimane. E qui, gente, l’autogestione non c’entra niente o è marginale. Disarmante e spettacolare è davvero l’incapacità delle autorità di dare una versione decente di ciò che è successo. Le tappe sono state grossomodo queste. Mi scuso se mi sono perso qualche cosa:

1) Demolizione di parte dell’ex Macello. La prima versione è che lo si sia fatto a causa della manifestazione “degradata” nell’atto illegale di occupare l’ex Stabile Vanoni. Il Municipio dichiara che lo ha fatto su consiglio della polizia. 

2) Ricordiamo che il Municipio di Lugano, o chi per esso, ha proceduto alla demolizione senza preventivamente fare le perizie amianto, una prassi consolidata nell’edilizia e ancorata a una legge federale. Anche perché negli stabili precedenti agli anni ’90, la presenza di amianto è altamente probabile, con percentuali vicine all’80%. L’amianto è cancerogeno. Proprio per questo si fanno le perizie, e i materiali contenenti asbesto (spesso le fughe delle piastrelle, tubature o rivestimenti), vanno smaltiti con costi non indifferenti.

3) Come dicevamo, il Municipio dice di aver deciso all’ultimo momento, dopo la manifestazione, su suggestione della polizia. Poi si viene a sapere dai sindacati che le ditte di demolizione erano già state preavvisate nel tardo pomeriggio dal vice comandante della polizia comunale di Lugano.

4) La polizia nega di aver avvisato preventivamente le ditte.

5) Salta fuori una mail che conferma la versione dei sindacati.

6) Lunedì il sindaco Borradori annuncia che si prende tutta la responsabilità degli atti.

7) Una perizia del Municipio stabilisce che non ci sono sostanze tossiche nelle macerie dell’ex Macello.

8) Si decide di dire che la demolizione è in realtà avvenuta per tutelare le vite dei molinari stessi, visto che lo stabile era pericolante.

9) Una seconda perizia ordinata dal ministero pubblico contraddice il Municipio: nelle macerie ci sarebbero amianto e anche idrocarburi policiclici aromatici, altamente tossici. Fortunatamente non in quantità sufficienti, sembrerebbe, a nuocere alla popolazione.

10) Ultima versione: il Municipio aveva caldeggiato “solo” la demolizione del tetto (dove presumibilmente non c’era amianto) e non quella delle mura. Dunque la demolizione completa dello stabile non è mai stata sottoposta al Municipio e di conseguenza è colpa della polizia.

Ora ci aspettiamo altre dichiarazioni, come in una telenovela popolare, dove scopriremo magari che Borradori in realtà è transessuale e che Valenzano Rossi è incinta del cugino Rodrigo. Roba da matti.

È ovvio che ora, le patate bollenti nelle mani del Municipio luganese sono due: una la pressione popolare che è sublimata nella manifestazione di sabato scorso con migliaia di persone e la raccolta firme con più di 6’000 sottoscrizioni. Dall’altra il rischio penale legato all’amianto e al PAH, visto che la demolizione è avvenuta in sprezzo delle norme federali sull’edilizia. Norme a cui peraltro sono obbligati pedissequamente ad aderire tutti coloro che demoliscono stabili di una certa età, sia privati che pubblici.

Anche perché se come sembra, e fortunatamente, i materiali tossici non sono in quantità tale da essere pericolosi, la legge è stata violata e sarebbe potuto essere molto peggio. Il Municipio si è comportato come un pirata della strada che va a 80 sui 50, e poi ci dice che in fondo non è successo niente. Ha messo a rischio la salute della popolazione con un imbarazzante agire da dilettanti.

Nei prossimi giorni, assisteremo di certo al seguito dell’esibizione farcita di pagliacci e ballerine, visto che in questa sarabanda, in cui lo spessore delle personalità politiche coinvolte assomiglia alla carta velina, lo spettacolo è assicurato. 

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