Mario eroe per caso

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Quando parliamo di eroi cosa intendiamo? Quanto ci stupisce ancora, al giorno d’oggi, un gesto altruista, disinteressato, protettivo? È il caso di un ragazzino quindicenne di Ostia.

Guardiamoci in faccia: l’altruismo a volte non ci sembra di questo mondo. In un universo ricco, spietato e individualista, un gesto disinteressato, un guizzo di ribellione, un atto sconsiderato che mette in pericolo la nostra vita senza un tornaconto sembra folle.


È capitato a Ostia, la spiaggia di Roma per antonomasia. Un mondo di sabbia, crema solare e “coccobello-coccofresco”, preso d’assalto in questi giorni di ritrovata arsura ed afa agognata. La storia è semplice. Un ragazzino di 15 anni, passeggia con alcune amiche in spiaggia. Mi immagino il gruppo, come quelli che frequentavamo da ragazzi, dove il legame tra adolescenti è profondamente diverso da quello tra gli adulti. Perché a quell’età cresci, evolvi e ti scegli un’altra famiglia che ti aiuti a perdere il carapace e a fare la muta, come i granchi tra i frangiflutti.

Il gruppo diventa un entità tribale, dove la difesa è un imperativo. Ed è quello che fa il nostro ragazzo di cui non conosciamo il nome. Chiamiamolo Mario.


Le amiche, le coetanee che passeggiano con lui, vengono molestate da un venticinquenne che si approccia pesantemente a loro con un amico. L’atteggiamento è fastidioso, insistente. Le ragazze si spaventano. È allora che interviene Mario, che probabilmente non ci ha pensato su tanto, anzi, sicuramente meno di un adulto, che soppesa i pro e i contro, che valuta rischi e guadagni.


Mario no, lui va di getto anche se trema, con la freschezza dei suoi 15 anni, con la certezza che il gruppo, il suo gruppo, dove magari c’è anche una ragazzina che non gli è del tutto indifferente, vada difeso. Leggiamo da Fanpage:


“Il quindicenne è allora intervenuto a difesa delle coetanee, così tra i due, dieci anni di differenza l’uno dall’altro, è nata un’accesa discussione, sono volate parole pesanti, che da parte del venticinquenne sono diventate presto minacce e successivamente è passato alle mani. L’uomo l’ha aggredito, afferrando un coccio di bottiglia e colpendolo, provocandogli una ferita al braccio.”


Raga, te la fai sotto. Quando hai 15 anni e uno di 25 ti viene sotto con un coccio di bottiglia pensi che forse non è stata una buona idea seguire l’istinto. Eppure è un impulso che è enorme e caloroso, quello del gruppo da difendere, che ha radici in ancestrali rituali e istintive. Un gesto quasi automatico, perché a quell’età gli amici sono tutto perché servono a identificarti, a farti esistere. 

E Mario quando in ospedale lo medicavano, mica ha pensato di essere un eroe, di aver fatto una cosa non comune, di aver avuto una reazione che magari, invece che all’ospedale, lo poteva portare al cimitero.


Mi piace pensare che Mario, una volta cresciuto, porti questo suo sprezzo per l’indifferenza con sé. Che si ricordi cosa vuol dire ingaggiarsi per gli altri, soprattutto quando gli altri siamo noi. Il branco (che ha assurto connotati negativi, soprattutto nella cronaca nera) è però ciò che ci distingue, che ci rende diversi, perché siamo noi a sceglierlo, e di sicuro lui pensa che rischiare ne è valsa la pena.


Oppure, nell’ingenua freschezza dei suoi quindici anni, che si sta sciogliendo nell’età adulta come un cornetto algida, ha semplicemente fatto quello che il cuore gli diceva, quello che rende fieri un padre e una madre. 

In questa estate tardiva e splendida, figlia del Covid e dell’infezione, questo gesto ha un che di rinascita, di primavera. Ci fa pensare che l’umanità, imperfetta e debole, preda delle proprie pulsioni, ha al suo interno guizzi di bellezza disinteressata, petali di amore e sbuffi di coraggio.


Buona guarigione a Mario e che la tua estate sia piena di bellezza, sale e amore.

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