Matrimonio per tutti? Anche per tutte!

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Certe tiritere sono sempre le stesse. In ogni Paese si schiacciano minoranze e violano diritti in nome della religione o di una presunta “cultura”. 

L’abbiamo visto recentemente nell’Ungheria di Orbán, dove una legge omofoba ha vietato la diffusione di “contenuti omosessuali” ai minori (il che di fatto vieta di parlarne durante le ore di educazione sessuale).

È un paradosso. La cultura è quella che rende grande un Paese, foriera di libertà e innovazione, eppure è quella invocata dai soliti personaggi per difendere uno status quo calcificato in regole e abitudini assurde, spesso vergognose o crudeli.

Ne è un esempio invero un po’ triste, quello del Sudafrica, che ammette la poligamia. Certo è cultura, tradizione. Non si cancellano millenni di abitudini in pochi anni. Allora però, verrebbe da dire, per par condicio, dovrebbe anche essere permessa la poliandria, ovvero lo status che permette a una donna di avere più mariti. 

Quella che è una proposta di legge governativa, trova il muro di gomma dei poligami, che nonostante tutto non stanno al gioco e rivendicano il primato. A farsi portavoce dei satrapi pluriammogliati, un uomo d’affari e personaggio televisivo, Musa Mseleku, che può vantare un harem di quattro compagne. Secondo Mseleku la proposta per la poliandria, distruggerà la cultura (eccola!) africana.

“La donna non può assumere il ruolo dell’uomo. È inaudito. L’uomo dovrà prendere il suo cognome?”.

Ha dichiarato Mseleku, fomentando una polemica accesissima in tutto il Paese.

E fa specie vedere come una nazione che per secoli ha dovuto lottare contro il razzismo e la discriminazione, oggi neghi pari diritti alle donne. 

L’idea della proposta di legge è in fase di valutazione da parte del governo di Cyril Ramaphosa, per iniziativa del Dipartimento di Affari interni. Secondo il governo, la legislazione attuale, pratica delle discriminazioni palesi, violando il diritto all’uguaglianza. Da qui la proposta, tra le altre, di sancire il diritto alla poliandria.

E sì che il Sudafrica è un paese decisamente all’avanguardia, riconoscendo, oltre alla poligamia per gli uomini, anche il matrimonio per tutti a prescindere dal sesso.

Vi fa venire in mente qualcosa? Esatto, il 26 settembre saremo chiamati, proprio noi come svizzeri a decidere se il matrimonio per tutti, che è realtà anche in molti altri paesi oltre al Sudafrica, è un diritto.

Una cosa ovvia, in un paese moderno e che sancisce i diritti ugualitari dei cittadini, eppure anche da noi, i soliti difensori della “famiglia tradizionale” e di presunti valori e cultura, contrastano questo diritto, che a loro non toglie proprio niente.

Come in Sudafrica, i capofila del no sono le destre e i religiosi oltranzisti, che fingono amore patrio ancorandosi a leggi desuete e che non garantiscono la parità. Se in Sudafrica è il reverendo Kenneth Meshoe, leader dell’African Christian Democratic Party a combattere l’ “orrore” della poliandria, da noi è il religiosissimo Edo Pellegrini, parlamentare in quota UDC (ma appartenente all’Unione Democratica Federale) a essere ostile a diritti ugualitari per gli omosessuali. A reggergli il bordone, i soci dell’UDC ed esigue frange di baciapile degli altri partiti.


Se c’è una cosa che mette d’accordo le religioni, anche il partito islamico sudafricano è ovviamente contro alla poliandria, è nel mantenere i privilegi e i primati di un maschio che ormai si avvia claudicante verso il 21esimo secolo. Un secolo che può vedere grandi cambiamenti, nei diritti e nelle parità, ma che dovrà confrontarsi con chi, appunto, ritiene che i “privilegi” avuti sin ora siano legge non solo divina ma anche dell’umanità.

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