Non scatarriamo sui cittadini onesti

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Lucia Azzolina, già ministra dell’istruzione con manifeste e acclarate attitudini alla storpiatura della lingua italiana, è stata protagonista di una recente ospitata alla trasmissione “Cartabianca”, condotta da Bianca Berlinguer. I suoi commenti sull’ex governatore della Lombardia Formigoni, che nel suo talentuoso processo di riabilitazione  incasserà una vergognosa rendita permanente che dovrebbe essere bonificata per via rettale, sono risultati plausibili nella sostanza e un poco meno nei modi.

Dominata da un graziosissimo volto incorniciato dalla fluente capigliatura corvina, la bella siracusana ex responsabile della delicata area dedicata alla scuola, ha riconfermato la fragilità dei suoi fondamentali lessicali sfoderando la vischiosa espressione “scatarrare sui cittadini onesti”.

La siciliana dalle anomalie espressive,  ispiratrice di languidi sospiri quando si limita a stare zitta, umettando le sue carnose labbra con l’arcano  rossetto che evoca zagare mischiate ad arance sanguinelle, ha discusso sull’ invereconda decisione di restituire il vitalizio a Roberto Formigoni, ex politico italiano, presidente ingordo e degenere della regione Lombardia, condannato in via definitiva per corruzione e ora rilasciato dal carcere con la garanzia di mantenere un consistente privilegio patrimoniale. Il tutto alla faccia dei suoi trascorsi da spregiudicato (a tratti pregiudicato) ballerino sul filo dei maneggi, con saltuari tuffi nell’azzurro del mare dominato dalla prua di un lussuoso yacht.

Ma se risulta legittimo esternare disgusto e profonda disapprovazione nei confronti  di un bravaccio da amministrazione, altrettanto controllato dovrebbe risultare il senso della ortodossia di espressione, senza rischi di smottamenti nel labirinto dei termini da tosse grassa ma grassa assai: ” Scatarrare sui cittadini onesti”.

E’ il modo di esprimersi, in tantissimi casi, a togliere efficacia al contenuto e alla concretezza del giudizio, distogliendo alla legittima esternazione la sua reale valenza per farla sconfinare in una coloritura sviante e balzana .

Ed ecco allora la ineffabile Azzolina pronta a rincarare la sua dose di sprovveduta inadeguatezza sintattica: “Scatarrare è un brutto verbo che ho utilizzato, ma che rappresentava bene il mio disgusto per quella decisione. Lo so che era un verbo edulcorato (intendeva dire esasperato NdR) in quel caso”.

A volte, correggere è come aggiungere corda al cappio del boia che è già tornato a casa a mangiare gli strozzapreti, mentre il condannato penzola già da una buona ora, stramorto in virtù del nodo scorsoio.

La Azzolina si compiace, osserva la telecamera e vede forse lo Stretto di Messina tramutarsi in strutto, considerato che la farsa continua.

Bianca Berlinguer dondola il capo come quei colibrì che dovrebbero assumere venti goccioline di valium, nasconde il suo rinnovato stupore e corregge, fra l’amabile e il bacchettante.

Paolo Mieli le ha suggerito la modalità della medicazione: ” Voleva dire esasperato…”

“Cartabianca” si infittisce di imbarazzo,  salvato alla belle meglio mentre la boiata dell’ edulcorare si addolcisce in un corretto esasperare.

L’intervista finisce lì, nel presentimento che possa deflagrare qualche mina sull’ostico terreno  del participio presente, così complesso da espletare, fino a slogarsi le mascelle.

Intanto l’ex ministra dell’istruzione si congeda saltando come un tappo dalla poltrona: c…Azzolina, si è fatto tardi e la aspettano al seminario ” La lingua non deve essere statica. Deve evolversi.”

E l’autista parte lesto, un pò sgommando e un pò scatarrando. 

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