Quei rifiuti che vagano nello spazio

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Ormai, quello dei rifiuti, non è più soltanto un problema terrestre. No. Dopo aver insozzato laghi, oceani, montagne (tra queste perfino le più inaccessibili) e qualsiasi altro luogo del Pianeta che vi viene in mente, ora la nuova frontiera è tutta spaziale. In realtà, quello dei rifiuti in orbita sulle nostre teste, è un grattacapo non da poco. Causando danni che non avevamo messo in conto. Di recente, la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), è stata colpita e danneggiata proprio da alcuni di questi detriti vaganti.

Proprio così, un rifiuto spaziale ha centrato in pieno la ISS.  Che prima o poi sarebbe successo, vista la quantità sempre crescente di immondizia spaziale, era prevedibile. I rifiuti accumulatisi nel corso di pochi decenni sono perlopiù satelliti. Ammassi di ferraglia che hanno esaurito la loro funzione e, a quel punto, iniziano a vagare per lo spazio come mine abbandonate. Se ne rimangono lì a galleggiare perché sarebbe troppo costoso riportarli a Terra, anche se ogni tanto capita, suppongo per via della nostalgia, che tornino a farci visita.

È successo per esempio con il secondo stadio del razzo cinese Lunga Marcia 5B, tornato nell’atmosfera e inabissatosi a inizio maggio nell’Oceano Indiano, poco distante dalle Maldive. Per giorni si è speculato su dove sarebbe potuto cadere. Sulla testa di chi. Anche se, in pratica, la probabilità che potesse accadere, era pari a quelle di azzeccare i numeri vincenti dell’EuroMillions. Praticamente infinitesimale. Eppure è capitato, intendiamoci. Non sempre i rottami spaziali si sono rivelati innocui perché inghiottiti dal mare.

Dallo Sputnik 1 nel 1957, la spazzatura spaziale è andata man mano aumentando. Accumulandosi di lancio in lancio. Stando a un rapporto dell’Agenzia spaziale europea, ci sono 130 milioni di frammenti più piccoli di un millimetro che stanno orbitando attorno alla Terra, proprio in questo momento. Roba che lassù ce l’abbiamo spedita noi. E poi oltre 23.000 frammenti le cui dimensioni sono pari o superiori a una pallina da tennis. Pezzi di veicoli spaziali, cacciaviti, dadi e bulloni, guanti persi che vengono tracciati per aiutare i satelliti e la ISS a evitare spiacevoli collisioni nell’orbita terrestre.

Per fortuna, ad essere stato danneggiato sulla ISS, è solo uno dei bracci robotici della stazione orbitale. Eppure, ormai da qualche anno, nello spazio le collisioni si sono verificate con sempre maggior frequenza. È per esempio accaduto nel luglio del 1996, quando il satellite militare francese Cerise fu colpito e danneggiato, manco a farlo apposta, da un frammento del razzo europeo Ariane. Ad aver poi dato una grossa mano all’ammasso di detriti presenti in orbita ci pensarono, nel 2009, il satellite statunitense Iridium-33 e il russo Cosmos-2251. Lo schianto tra i due generò qualcosa come più di 2.300 cocci spaziali. Cocci che se ne stanno lì. A galleggiare un po’ più su delle nuvole, tra noi e il resto dell’Universo.

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