Ritorna Carlotto con “E verrà un altro inverno”

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Un Massimo Carlotto in gran spolvero: “E verrà un altro inverno” è, semplicemente, un gioiello. Con un feroce ritratto della nostra società.

Ci fosse una “Storia del giallo italiano”, in aggiornamento a quella pubblicata da Marsilio per la firma di Luca Crovi, un capitolo speciale andrebbe riservato senza discussioni a Massimo Carlotto. Il creatore dell’Alligatore che, non casualmente, viene chiamato “Maestro”. Appellativo conferitogli da tanti suoi colleghi. e sappiamo come l’ambiente non sia impermeabile a gelosie, invidie e brutte dinamiche: dunque onore al merito. Ci fosse questa storia appena citata, un corposo paragrafo andrebbe assegnato a tutto tondo al suo recente titolo: “E verrà un altro inverno”, stampato da Rizzoli (nella bella serie “Rizzolinoir”). Un gioiellino. Bello in sé ma anche importante nel novero del genere in senso lato. Perché ne smonta tutto il meccanismo ricostruendone uno alternativo, altrettanto affascinante. Perché qui siamo all’essenza del noir: alla fine nessun lieto esito o “ritorno all’ordine” ma tanta desolazione, con una domanda inquietante che sorge spontanea: 

Ma in che razza di paese viviamo? Con gli impuniti a vagare liberi mentre le vittime restano addirittura misconosciute?

Massimo Carlotto è un narratore incalzante, un affabulatore che sa trascinare. Qui dà voce ad una coralità che lascia il lettore senza fiato. Perché sa affrontare l’eterno dilemma “bene-male” in una dinamica storica (il microcosmo descritto che si regola ancora su leggi antiche) entro un preciso contesto geografico: siamo nel nord Italia, quello ricco. 

C’è una parola in grado di fornire nuova luce su “E verrà un altro inverno”: il termine è “maggiorenti”. Vale a dire quelle famiglie che prima possedevano le campagne, poi si sono dedicate alla cosiddetta imprenditoria, mantenendo il loro potere invariato sulla “terra” e sulle “persone”. Un vocabolo di un’altra epoca che mantiene tutta la sua feroce validità. Senza alcun imbarazzo etico: quello che conta è il denaro, il potere. L’amicizia ? un vincolo per un’associazione a delinquere. L’amore ? Una speculazione. Il matrimonio ? Un campo di battaglia. Facile desumere che, con simili presupposti, il reato diventa pane quotidiano, ovviamente continuando ad autoassolversi, e ritenersi “perbene”. 

Una desolazione indicibile, o se si preferisce un far west. Il tragico arriva poi dal fatto che l’assassinio dell’etica non ha barriere sociali: è simile in tutte le classi sociali.

Da un punto di vista tecnico “E verrà un altro inverno” è un gioiello di rara bellezza. Il classico romanzo poliziesco viene destrutturato, si sa subito chi è il colpevole, senza pagare pegno alla tensione narrativa. Il lettore è convinto di conoscere la verità, che però viene modificata da continui colpi di scena. Grazie ad una coralità di fondo (impossibile definire un protagonista assoluto) e grazie ad una scrittura essenziale, priva di orpelli. La sua fotografia è impietosa su di un mondo dove tutti si conoscono, pensano di conoscersi!, e dove niente è come sembra. Con il caso che mantiene il suo peso. Bello, bello, bello. Non è il noir dell’anno: di più.

“E verrà un altro inverno”, 2021, di MASSIMO CARLOTTO, ed. Rizzoli, 2021, pag.230, Euro: 16,50.

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