Test antidroga e rock and roll

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Tra le code più curiose che hanno fatto da strascico e tenuto viva la polemica nata dalla presunta sniffata di cocaina da parte del cantante dei Måneskin, Damiano David, durante la diretta della finale dell’Eurovision Song Contest, c’è stato anche il polverone social sollevato dalle parole del presidente della Fondazione cultura di Palazzo Ducale a Genova. Ma chi è costui? Facile. Si tratta del comico genovese Luca Bizzarri, uno piuttosto a suo agio nell’arena del web, soprattutto se c’è da usare il cervello al posto dei muscoli. Bizzarri si è chiesto: ma perché mai un cantante dovrebbe fare il test antidroga dopo aver vinto Sanremo o l’Eurosong? Già. Perché?

Malgrado la notizia si sia rivelata quasi immediatamente una bufala, in aggiunta alla smentita, il buon Damiano si è comunque sottoposto, volontariamente, a un test antidroga risultato poi negativo. Cosa c’entrasse l’esito del test con la performance musicale e la vittoria dei Måneskin, non è dato di sapere. Mica stiamo parlando di ciclismo o di un altro sport in cui è vietato l’utilizzo di una qualsiasi sostanza dopante a partire dalla radice di ginseng.

Non ho ben capito perché un cantante debba fare un test antidroga dopo aver vinto un festival. Anche perché così Paganini non ne avrebbe mai vinto uno”, aveva scritto su Facebook il comico. “Quando la smetteremo di considerare la droga un problema etico, forse potremmo cominciare a capire qualcosa della droga, ad affrontarne l’uso e gli abusi un poco più seriamente evitando il moralismo ipocrita che pervade ogni momento di questa disgraziata epoca.”

Insomma, un giudizio senza margini d’interpretazione o fraintendimenti. Del resto, Paganini e il suo violino, sono stati l’anticipazione di quello che sarebbero stati poi Jimi Hendrix e la sua Fender. Donne, alcool, oppio, gioco d’azzardo un po’ come sarebbe accaduto con molte altre rockstar che lo avrebbero seguito. Eppure Paganini è ricordato innanzitutto per il suo virtuosismo, per la sua bravura con archetto e violino, più che per il fatto che qualcuno l’aveva soprannominato anche il figlio del diavolo probabilmente anche per la sua vita dissoluta. Intanto annotiamo che dopo il tabù del sesso, sdoganato alla fine degli anni Sessanta, oggi sta accadendo qualcosa di simile con la droga. 

Il post di Luca Bizzarri però non è per nulla piaciuto ai soliti leghisti che si sono subito sentiti in dovere di chiosare con un: “L’ennesimo commento sui social network di Luca Bizzarri sull’uso di droghe non lascia spazio a equivoci. La Lega oggi ha, quindi, depositato un’interrogazione in Regione Liguria per chiedere al governatore Giovanni Toti come intenda affrontare le irresponsabili dichiarazioni del presidente della Fondazione Palazzo Ducale e quali azioni intenda perseguire sulla compatibilità fra il ruolo istituzionale e le reiterate dichiarazioni pubbliche sul consumo di sostanze stupefacenti, che appaiono in grave contrasto con le finalità dell’ente che Bizzarri presiede”.

Mi piace quando ci sono delle figure istituzionali che candidamente ammettono di non capire l’italiano scritto”, ha ribattuto il comico, rispondendo così alle critiche del Carroccio, critiche di una frangia della destra italica che ancora vive coltivando l’anelito di un mondo senza froci e cocaina. Anche se sulla polverina bianca sembra che siano disposti a chiudere un occhio. 

Ad aver poi detto la sua sui giovani giovanissimi Måneskin, con la brillantezza e l’ironia che ne hanno fatto un’icona della “vita spericolata” c’è stato anche un certo Vasco Rossi. “Lo faccio anch’io, lo faccio anch’io il test antidroga!”, si è detto prontamente tra sé e sé il rocker di Zocca. Tranquillo amico, tu hai già dato. Perché la vita ci regala emozioni, canzoni e ha una data di scadenza. Quindi è bene consumarla, cibarsene prima che vada a male. 

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