The Trump convention

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Il suo entourage – ineluttabilmente abituato ai fogli di via piuttosto che alle gratificanti riconferme  –  dipinge il Donald di questi giorni più che mai elettrico, crucciato, esagitato e contrariato, sino ad utilizzare il termine più calzante che lo dipinge alla maniera di un grizzly incazzato. 

Un grizzly con tanto di stramba cresta gialla, che artiglia salmoni alla brutto diavolo, dalle parti del sud est dell’Alaska: è della penultima ora la ridicola richiesta spedita alla Cina per un importo di 10 trilioni di dollari, quale conto del ” risarcimento” per la pandemia che sta strangolando il mondo mentre ancora non risulta chiaro se il ciclopico indennizzo sia da considerarsi come saldo definitivo o come robusta anticipazione.

L’esasperato Trump, in un’acclamante cornice di rimbalzanti supporter, si è sfogato nella recente convention dei repubblicani della Carolina del Nord : “È giunto il momento per l’America e il mondo intero di chiedere i risarcimenti e la responsabilità del Partito Comunista Cinese. Dobbiamo dichiarare all’unanimità che la Cina deve  pagare.”

E dopo aver minacciato pesantemente Pechino , ha nuovamente rincarato la dose non certo di pochino: ” Invoco l’immediata introduzione di dazi al 100% su tutte le merci cinesi“, presumibilmente inserendo nel pacchetto del massacro commerciale anche fuochi artificiali, bastoncini da riso, aquiloni a forma di drago e le scardole del Fiume Giallo.

Ancora l’ultimo sabato di maggio i lanciatissimi e carburati trumpiani si sono ritrovati a Dallas, nella scarsa sobrietà dell’ Hotel Omni, per un raduno miticamente titolato “For God and Country Patriot Roundup”.

Nella circostanza, certo greve di pesantissime e minacciose parole, l’avvocata Sidney Powell, protagonista di una serrata battaglia giudiziaria condotta al fianco di un Rudy Giuliani che colava tintura dalla fronte, si è limitata ad affermare che Trump “potrebbe semplicemente tornare presidente”.

Una notiziola da dodicesima pagina, in un trafiletto in “grassetto magretto”, accanto alla colonna degli annunci funebri. Sono poi piombate dal cielo le mazzate di Michael Flynn, ex consigliere per la sicurezza nazionale che si è limitato ad aggiungere che “si potrebbe pensare a un colpo di Stato simile a quello del Myanmar”.

Il sanguigno Flynn pare abbia smentito, il giorno dopo, le nefandezze pronunciate nella mega rimpatriata, occultando la sua metaforica mazza da baseball dopo aver ridotto a polpette gli attributi di un Paese democratico.

Tira aria grama se il titolo del New York Times si è soffermata sulla pellaccia dell’ex Tycoon annunciando: “Pensa di essere reintegrato presidente ad agosto”.

Qualche inevitabile fisiologico inghippo verrà spazzato via rapidamente e anche il quasi subitaneo flop del blog definito dagli assistenti “sito che si stava rivelando più fastidioso di un toro” sarà presto classificato come una veniale seccatura visto anche il limitato flusso di sparute visualizzazioni. (leggi qui sotto)

Intanto il Grizzly dall’inedita cresta gialla bofonchia e sputacchia a destra e a manca: Fauci ha sbagliato tutto nella gestione della pandemia e se in passato era stato definito un idiota, merita ora l’attualizzazione di “doppio idiota”; Joe Biden e la sinistra radicale “stanno distruggendo il Paese e stanno tagliando i fondi alla polizia” , Facebook ha sospeso proditoriamente un fondamentale profilo e “Spegnere le voci è vergognoso e ingiusto” , i democratici fanno flanella e “L’immigrazione illegale esplode e la disoccupazione è totalmente fuori controllo” .

E in chiusura, tanto per gradire, ritorna il refrain più gettonato: “Le elezioni rubate sono il crimine del secolo ma la partita non è ancora chiusa”.

Donald è inviperito: un fottio di appartamenti alla Trump World Tower stanno trovando acquirenti serpenti che comprano quasi a sconto di svendita visto che bloomberg ha definito il palazzo di lusso “il meno desiderabile di new york” (con prezzi crollati fino al 50%).

I cacciatori di scalpi e di occasioni immobiliari calano come corvacci della malora e anneriscono la splendida vista sullo skyline di Manhattan: in giro ci sono troppi annunci di “super buy” e un pò di colpa, diciamola tutta, è senz’altro anche dei cinesi.

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