Trump e il declino del gigante

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Che Donald Trump fosse un miliardario-fuffa, lo si era detto in lungo e in largo, ma milioni di elettori non hanno voluto ascoltare, preferendo seguire le sirene di narrazioni fittizie e di storie create ad arte per incensare il mito del self-made man di successo.

In realtà, Trump aveva subito diversi fallimenti, culminato con quello del casinò (il Taj Mahal) a Las Vegas, che dovette essere salvato dalle banche per non perderci ulteriori soldi, ad appena un anno dall’inaugurazione. Nella sua storia, legata soprattutto al gioco d’’azzardo, i trump-casinò hanno subito perdite massicce, per non dire disastrose. 

Nel ’95 crea una nuova società, la Trump Hotels and Casino Resort (THCR), che dichiara bancarotta nel 2004.

A oggi, di tutte le case da gioco costruite e rilevate da Trump, resta in attività solo il Taj Mahal di Atlantic City. Tutti gli altri hanno chiuso per mancanza di giocatori e spese eccessive, oppure sono stati venduti e hanno cambiato nome. 

Ma la fortuna dell’ex presidente sembra ancora più in calo e lui sembra dibattersi come un tonno arpionato. Bloomberg , la multinazionale dell’informazione, aveva definito un paio di anni fa la Trump Tower, posizionata al numero 725 della Fifth Avenue di Manhattan, l’edificio meno desiderabile di New York. 

Attualmente, l’attico della Trump Tower, direttamente sotto l’appartamento di Donald, è in vendita per 23 milioni di dollari e se, vivere direttamente sotto l’uomo che è stato votato come il vicino meno desiderabile delle celebrità d’America non vi infastidisce, l’appartamento ha davvero molto da offrire. Oltre alle sue viste su Central Park e diverse camere da letto, dispone anche di un ufficio e di una biblioteca.

Sempre secondo il Bloomberg Billionaires index, il patrimonio di Trump è sceso, durante la sua presidenza, di 700 milioni di dollari, attestandosi comunque alla ragguardevole cifra di 2,3 miliardi. Il covid ha comunque colpito duramente anche le attività dell’ex presidente. Leggiamo da BBC News:

“Il patrimonio immobiliare commerciale del signor Trump rappresenta circa tre quarti del totale. Le torri di uffici di cui è proprietario o co-proprietario hanno visto grandi cali nelle valutazioni in quanto numerose persone lavorano da casa, una tendenza a lungo termine potrebbe permanere.

Bloomberg, che fornisce notizie e dati finanziari, stima un calo del 26% nel valore delle sue principali proprietà commerciali.

Trump possiede anche, gestisce o concede in licenza il suo nome a circa una dozzina di hotel e resort, oltre che a 19 campi da golf.

Anche se il golf è diventato popolare durante la pandemia come uno sport all’aperto e che permette le distanze sociali, i due campi del signor Trump in Scozia sono costantemente andati in perdita.

Inoltre, dopo l’assedio di Capitol Hill a gennaio, la Professional Golfers’ Association (PGA) of America ha stralciato un accordo per ospitare il torneo di campionato 2022 al campo da golf di Trump nel New Jersey, dichiarando che avrebbe danneggiato il marchio del gruppo.”

A questo si aggiungono le inchieste penali nei confronti suoi e della sua famiglia per gli affari finanziari e per evasione fiscale, e la Deutsche Bank, l’unica disposta a concedergli prestiti dopo le bancarotte degli anni ’90, ha dichiarato di non voler più fare affari col tycoon dopo i fatti del campidoglio. E sono quegli accadimenti ad aver colpito duramente Trump. Molti partner aziendali di spicco lo hanno abbandonato, ricordiamo inoltre che anche i social media lo hanno espulso, come ad esempio twitter.

La sua parabola calante influisce anche sul fascino del suo brand, che con royalties e altro gli permetteva di monetizzare. 

Ora il tentativo di rilanciarsi, sembra partire dall’ultimo congresso repubblicano, dove Trump ci ha servito il suo piatto forte di insulti e aggressioni nei confronti dei democratici, ribadendo come un mantra l’ormai inaccettabile tesi delle “elezioni rubate”. Sembra il canto del cigno, di un uomo che, oggettivamente e difficilmente, riuscirà a risalire la china.

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