Zucchero amaro come il fiele

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Il prosaico zucchero, amore e dannazione di tanti golosi, è ovviamente dolce. Ci sono però momenti in cui può diventare amaro. E lo fa in quel sottobosco di fabbriche e fabbrichette che per “divertire” chi beve un buon caffè, continuano a cercare modi per attirare l’attenzione stampando sulle bustine barzellette, motti e aforismi.

Alcune sono ovvie trovate pubblicitarie, altre veicolano campagne politiche, altre ancora sono semplicemente idiote. Un fatto recente, tratta di un “aforisma” che, nella distrazione e di primo acchito sembra innocente, ma che, se pensiamo distribuito in milioni di bustine in tutta Italia e anche all’estero, assurge a manifesto sovranista: “Un popolo che difende la propria identità non è razzista”.

Chieste spiegazioni alla ditta produttrice, la Royal Sugar, come al solito si minimizza: era una vecchia serie…non sono più in produzione…sono aforismi presi da internet…

Come se io prendessi le prime fesserie che trovo sul web e le stampassi senza che me ne fregasse più di quel tanto di quello che vogliono dire. Ma il mondo della malefatte impresse sulle innocenti bustine non finisce purtroppo qui. Clamorosa un paio di anni fa la stampa di bustine fasciste, con l’effigie del duce e il motto “molti nemici molto onore”, oppure il fascio littorio e la scritta “sono fascista e me ne frego”.

Non se n’è fregata l’ANPI, l’associazione nazionale partigiani italiani, che ha espresso tutto il suo sdegno alla Bolognese Filicori Zecchini, che ha immediatamente ritirato le bustine commentando che l’idea: 

“…del tutto autonoma e personale del titolare dell’esercizio commerciale, ampiamente ripresa da agenzie, media locali e nazionali, associa infatti il centenario marchio del caffè bolognese a messaggi del tutto estranei a storia e attività dell’azienda” e inoltre “configura, evidente mancanza di rispetto di spirito e contenuto degli accordi commerciali fino a oggi intercorsi con il bar”.

Il tutto è terminato con la scusa della solita “goliardata”. Goliardata un fico secco avrebbe detto il loro amato duce.

Stessa cosa in un bar Brianzolo ad inizio anno. Incredibile come questi dolci omaggi al Duce girano e rigirano e non scompaiono mai. Questa volta siamo di fronte a un volitivo slogan “chi osa vince”, che potrebbe sembrare innocuo, se non fosse stampato su fondo nero con l’immancabile busto di Benito. 

A togliere ogni dubbio la bustina stessa, che se rivoltata spiega: “Duce, sei sempre nel mio cuore”. Come possa smuovere così tanta passione un dittatore che è fuggito ignominiosamente travestito da caporale e fucilato dai partigiani rimane un mistero.

Mentre da noi rimane nella memoria il “Baret” di Solduno, che aveva affisso alla parete, tra la nonchalance degli avventori un calendario del duce (leggi qui sotto).

Saremo tediosi e pesanti, ma cose come queste vanno combattute. Proprio perché sono seminascoste, proprio perché sono striscianti, proprio perché il popolo degli indifferenti, e sono la massa, non fa una piega. 

A fare le pieghe dobbiamo pensarci noi, amanti della repubblica e della democrazia, svizzeri, italiani e di tutte le nazioni europee. Perché l’idea che tutto sia finito in piazzale Loreto a Milano o nel bunker di Berlino è una pia illusione, e i molti rigurgiti antidemocratici degli ultimi anni, purtroppo ne sono un segnale.

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