Aggredito perché giornalista

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Le aggressioni che ho subito oggi a Firenze sono state ripetute, continuate e violente, in entrambe le manifestazioni indette contro il green pass e i vaccini: Fortezza da basso e piazza della Signoria.

Lo dico con chiarezza: non si è trattato solo di qualche agitato, che può trovarsi in (quasi) tutte le manifestazioni di piazza. Quelli di oggi – salvo certamente alcuni sparuti singoli – erano violenti, disorganizzati ma – so che il termine è forte – cattivi. Immagino più per paura che per cognizione, ma il risultato alla fine è stato lo stesso.

I colpi da dietro, l’acqua tirata sulla schiena, un pezzo di telecamera fatto volare, lo sportelletto chiuso con violenza per due volte, le spallate, i vaffan*ulo, i terrorista gridati, le pedate alle gambe, c’è stato tutto, ed è andato avanti per ore. Ripeto: ORE, salvo le parentesi temporali quando riuscivo a cambiare postazione senza essere seguito.

Volevano impedirmi di lavorare, e volevano colpire.

Ho visto genitori invitare bambini di 6 o 7 anni a venire a insultarmi, e applaudirli quando lo facevano.

Non li mandano a scuola per paura delle mascherine, optando per la segregazione parentale, e poi li tengono sulle spalle mentre mi urlano offese; sono stato io a tranquillizzare un bambino impaurito dal comportamento del suo babbo, a dirgli che “siamo amici, il tuo babbo sta scherzando”, mentre il padre mi urlava offese e il bambino stava per mettersi a piangere. Che tristezza, e poi la pervicace insistenza degli stessi. I telefonini puntati in faccia. Il farsi forza in gruppo.

Sono tanti, sia chiaro a tutti: non sono pochi.

Ringrazio la Polizia per essere intervenuta in almeno tre situazioni.

Ringrazio soprattutto Fanpage.it, il giornale per cui sono fiero di lavorare, perché si assume il rischio di raccontare ogni piazza, ogni anfratto, non facendosi mai comandare dalla quiete né tanto meno dalla paura.

Raccontiamo tutto, sempre.

Vi abbraccio, questa sera ho bisogno di affetto in misura maggiore del solito.

Vado a montare il video, cerco la forza.

Di Saverio Tommasi

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