Breivik macellaio di Norvegia

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Chi è Andres Behring Breivik, l’assassino di Utøya? Che ha bruciato 77 vite offrendole idealmente al dio Odino e ai deliri antistranieri? A 10 anni dalla strage, risulta sempre più incomprensibile uno dei più orrendi gesti attuati in questo secolo

Una strage paragonabile a quella del Bataclan a Parigi o alle Ramblas di Madrid. Un momento di buio, dove il male trasfigura le menti di folli omicidi che in nome di ideologie distorte come dita artritiche, uccidono al pari della tempesta.

21 anni, l’ergastolo, la massima pena in Norvegia (come anche in Svizzera peraltro), lo scotto che deve pagare Andres Behring Breivik. Cinque di questi passati in isolamento, una pena ritenuta eccessiva da lui e che lo ha portato a fare ricorso, nel 2018, fino al tribunale dei diritti dell’uomo di Strasburgo (ricorso respinto).

Diritti

Perché Breivik ce li ha i suoi diritti, perché la democrazia che tanto odia e che lo ha portato a massacrare 77 giovani, in buona parte minorenni a un raduno dei giovani democratici intrappolati sull’isola di Utøya, ascolta le sue lagne. Perché togliere la vita alla gente si può, nella sua mente distorta, come ci si può lamentare per il trattamento subito.

Un uomo anti

Il triste Breivik, anima bruciata anticipatamente dal fuoco della Geenna si dichiara anti-multiculturalista, anti-islamista, anti-marxista, anti-papista. In un folle memoriale di 1500 pagine “una dichiarazione europea di indipendenza”, Breivik delirando si definisce “salvatore del cristianesimo” e “il più grande difensore della cultura conservatrice in Europa dal 1950”. Nel 2014 si è convertito all’arcaico culto di Odino, bruciando i suoi ultimi neuroni in paranoie ariane e mitologie norrene.

Mancano 13 anni alla libertà del killer

Abbiamo imparato a conoscere dai notiziari gli ordinari lineamenti di uno dei peggiori assassini della storia europea, un viso piatto, occhi slavati quasi senza sopracciglia, cipiglio da impiegato insoddisfatto, labbra sottili come la fessura di un bancomat. Questo è Anders Breivik, il banale vicino della porta accanto, che ha fatto crescere dentro di sé come lievito, i germi del razzismo e della rabbia anti straniera. Abbiamo visto il suo ghigno strafottente e il saluto nazista nelle aule di tribunale del paese boreale. Lo abbiamo sentito lagnarsi e minacciare lo sciopero della fame perché la playstation in cella era un modello troppo vecchio.

Dichiarato sano di mente e pienamente responsabile dei suoi atti, sta scontando la sua pena iniziata nel 2012 a 21 anni di carcere. Tredici anni mancano alla sua totale scarcerazione, di cui una buona parte li trascorrerà probabilmente in regime di semilibertà. Settantasette ragazzi sono morti e anche se siamo contrari alla pena di morte, non possiamo che percepire come profondamente ingiusto il decorso di questa orrenda storia.

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