Chi dovrebbe inginocchiarsi?

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Nei giorni scorsi, durante gli Europei, ci sono state molte polemiche in seguito all’idea se inginocchiarsi oppure no in conseguenza alla lotta al razzismo e al movimento Black Lives Matter.

La squadra belga aveva deciso di inginocchiarsi. La squadra italiana, non si capisce bene perché, aveva espresso la sua opinione, per voce del capitano Chiellini:

“Non c’è stata nessuna richiesta, quando capiterà e ci sarà la richiesta dell’altra squadra, ci inginocchieremo per sentimento di solidarietà e sensibilità verso l’altra squadra. Ma cercheremo sicuramente di combattere il razzismo in altro modo, con delle iniziative insieme alla Federazione nei prossimi mesi”

Cioè, fatemi capire. Non siamo solidali contro il razzismo ma lo siamo con chi è solidale contro il razzismo. Mistero.

La polemica, ha soffiato sulle braci delle fazioni politiche e anche sui ricordi. Gli italiani, giustamente, ricordavano le condizioni inumane in cui versavano i loro lavoratori in Belgio negli anni ’50 e 60, soprattutto nei bacini carboniferi. Uomini costretti a vivere nelle stesse baracche di lamiera dei prigionieri di guerra tedeschi del ’45, roventi d’estate e gelide d’inverno. Obbligati a lavorare nelle miniere senza preparazione né formazione, con la spada di Damocle dell’arresto e del rimpatrio in caso di rifiuto.

Il Belgio ha alle sue spalle anche una storia cupa di genocidio in quello che a fine ‘800 era il Congo Belga. 

Storie di schiavismo e genocidio, con la brutale pratica di tagliare le mani ai lavoratori indigeni che non raggiungevano la loro quota di gomma (il Congo era uno dei più grandi produttori). Venivano brutalizzati uomini, donne e bambini, ognuno doveva fare la sua parte per mantenere le ricche entrate legate alla gomma di re Leopoldo del Belgio.

Fa bene l’Italia a ricordare queste cose. Ma allora dovrebbe anche ricordare, oltre al vergognoso periodo Salviniano, coi rigurgiti vergognosi di razzismo nei confronti degli immigrati, i trattamenti brutali e crudeli riservati agli abitanti delle ex colonie, come in Libia, con esecuzioni sommarie di “ribelli”, tra cui spesso donne e bambini.

La città di Cufra, ad esempio, fu teatro di atrocità impressionanti dove gli italiani uccisero a colpi di sciabola, di accetta e baionetta e stuprarono centinaia di indigeni, anche qui comprese donne e bambini.

Per non parlare della guerra di “conquista” dell’Etiopia, dove alle esecuzioni sommarie e alle rappresaglie spaventose (solo per l’attentato al generale Graziani, il bagno di sangue che seguì lasciò sul terreno migliaia di civili trucidati): in Etiopia l’Italia venne allora sanzionata dalla Società delle Nazioni per l’uso di gas tossici su combattenti e su civili, gas diventati illegali dopo la Prima guerra mondiale. O ancora, ricordiamo il massacro di Debra Libanos, dove le truppe italiane passarono per le armi 300 monaci e diaconi del monastero e 150 civili.

Chi dovrebbe inginocchiarsi allora? Chi di noi ha l’anima pulita, non ha niente per cui scusarsi? Il razzismo è una bestia infida e subdola, che si nasconde, trova truci complicità, distorce la verità e corrompe gli spiriti. Dovremmo tutti inginocchiarci e chiedere perdono soprattutto a noi stessi, che siamo al contempo vittime e carnefici.

Restare in piedi, è più atto di qualunquismo che di stupidità.

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